Profondo Rosso

I Los Angeles Rams, reduci dalla doppia sconfitta con Tampa Bay e Seattle ospitano, in un Coliseum riempito quasi per metà dai tifosi avversari, gli arcirivali San Francisco 49ers, squadra rivelazione di questo inizio di stagione, che si presenta a Los Angeles da imbattuta.

Entrambe le squadre lamentano assenze pesanti. I Niners devono fare a meno del fullback Juszczyk e di entrambi gli offensive tackle Staley e McGlinchey, mentre nelle fila dei Rams non sono della partita il runningback Todd Gurley, il linebacker Clay Matthews ed il cornerback Aqib Talib.

Le premesse per una bella partita ci sono tutte, e quando i Rams obbligano i Niners al three and out grazie ad un sack di Aaron Donald, i tifosi dei Rams sentono che questa potrebbe essere la giornata del riscatto, quella in cui Los Angeles si rimette sulla retta via e ritrova la vittoria ed inizia la rinascita in questa stagione 2019 in cui non ha convinto nemmeno nelle tre vittorie di inizio campionato.

C’è molta curiosità su come i Rams sopperiranno all’assenza di Gurley, e la risposta arriva immediatamente al primo drive. McVay sorprende ancora una volta tutti dando palla a Malcom Brown per cinque volte, ma è Robert Woods a violare l’end zone di San Francisco, sempre su corsa. Il gioco di corsa sembra devastante, la linea d’attacco sovrasta la rinomata linea di difesa di San Francisco, e nulla sembra poter andare storto in questa giornata. Quanto si stanno sbagliando, i tifosi dei Rams lo capiranno a breve.

Garoppolo riparte un po’ titubante, viene sackato da Littleton su un terzo down, ma un offside di Fowler mantiene in vita il drive, che si conclude con il touchdown di Coleman da due yard. 7 pari e tutto da rifare per i Rams, che però da quel momento in poi perdono di lucidità e brillantezza fino a bloccarsi definitivamente.

Il colpo di grazia arriva dall’infortunio di Joe Noteboom, che obbliga McVay a mandare in campo Jamil Demby, non certo un fulmine di guerra.

Gli equilibri, già fragili, dell’attacco dei Rams si alterano definitivamente, e nemmeno l’innesto del rookie Darrel Henderson riesce a risollevare le sorti dell’unità offensiva di McVay. La linea non funziona più, non concede tempo a Goff per lanciare, non apre buchi per le corse di Brown e Henderson, ed i Rams collezionano una serie infinita di terzi down non convertiti, a cui si aggiungono quattro giochi dalla una yard senza riuscire a superare la linea difensiva di san Francisco, affidandosi a delle telefonatissime corse centrali.

I Niners, intanto, sprecano e tengono in partita una squadra ormai in confusione. Prima Garoppolo lancia una palla orrenda dalla una yard facendosi intercettare da Marcus Peters in end zone, poi Gould sbaglia un field goal da 55 yard proprio all’ultima azione prima dell’intervallo.

Nel terzo periodo i Rams iniziano palla in mano, ma la perdono subito grazie ad un maldestro fumble di Henderson, e stavolta i 49ers affondano il colpo andando a segno con una sneak di Garoppolo.

I Rams sono costretti al punt ma avrebbero la possibilità di girare l’inerzia dell’incontro, perché il calcio viene toccato da un giocatore di San Francisco e la palla viene recuperata da Michael Thomas. Tutto molto bello, peccato che l’azione sia inficiata da un motion illegale dello stesso Thomas. Nuovo punt e palla a San Francisco, che marcia per 50 yard e piazza un calcio di Gould per il 17-7.

Gould mette un altro field goal fissando il punteggio sul 20-7, ed il quarto periodo vede i Rams giocarsi tutti i quarti down (senza convertirne uno) nel vano tentativo di rientrare in partita. La difesa dei 49ers non concede un millimetro, però, e l’unica emozione viene dallo strip sack di Donald su Garoppolo, con palla recuperata da Littleton che estende l’azione con un pregevole passaggio all’indietro per Robey Coleman, ma l’attacco evanescente dei Rams spreca anche questa occasione.

Tolto il drive iniziale in cui i Rams hanno corso senza alcun problema in mezzo alla difesa dei 49ers, per tutto il resto della partita il reparto difensivo di San Francisco ha letteralmente dominato ed annichilito quello che fino a poco tempo fa era uno degli attacchi più esplosivi dell’intera lega.

Qualche numero dell’attacco dei Rams può dare l’esatta idea di come si sia sviluppata la partita: 0/9 nelle conversioni di terzo down, 0/4 in quelle di quarto down, un solo primo down su passaggio, peraltro arrivato nel quarto periodo, 78 yard di passaggio per Jared Goff, che diventano 48 totali se si tolgono le 30 perse sui sack. Insomma: una Caporetto epocale per Goff e compagni, un trionfo per il reparto guidato da coach Robert Saleh.

San Francisco si ritrova con un record di 5-0 per la prima volta da tempo immemore e, cosa più importante, in testa alla division. In molti continuano a chiedersi quanto durerà, ma per il momento nella baia non si fanno troppe domande e si godono il primato. Sicuramente c’è qualcosa da rivedere in attacco, dove Garoppolo non è sembrato al massimo della forma, ma finchè questa difesa permette al proprio attacco di essere solamente accettabile, le cose possono andare bene lo stesso per San Francisco.

Discorso differente per i Rams. Tre sconfitte consecutive non si erano mai viste nell’era McVay, e c’è bisogno di rimettersi in piedi e riprendere a strada smarrita dopo la finale NFC dello scorso anno, perché è da allora che l’attacco dei Rams convince poco.

La difesa ha fatto il suo, ma l’attacco è stato decisamente deficitario, e non vale la scusa dell’assenza di Gurley. Vale, invece, quella della linea offensiva che, negli scorsi due anni, non era mai cambiata per tutta la stagione, mentre nel 2019 su sei partite McVay ha potuto schierare la medesima linea solamente in tre partite. Goff sta attraversando un periodo complicato, poi. Spesso sotto pressione, riesce ad essere impreciso e frettoloso anche quando avrebbe tutto il tempo del mondo. Emblematico il pallone troppo lungo messo per Gerald Everett sul finire della partita, quando la linea gli ha dato tempo in abbondanza ed il tight end si è liberato del suo marcatore solo per vedersi superare da una palla con troppa aria sotto la pancia.

In tutto questo, McVay sembra aver perso un po’ di smalto. Continuare ad andare a sbattere in mezzo al muro in maglia rossa quando il successo sulle corse era arrivato dagli off tackle o dalle jet sweep, è stata una decisione che ha fatto sorgere molti interrogativi sulla sua attuale capacità di mettere in sesto le cose.

La stagione è ancora lunga e tre sconfitte potrebbero non inficiare nulla, ma quel che è certo è che i margini di errore per Los Angeles si sono ridotti ai minimi termini. Le prossime tre partite con Atlanta, Cincinnati e Pittsburgh (dopo il bye) diranno qualcosa di più sulle reali ambizioni i questa squadra.

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