Lamarone domina, i Rams spariscono

I Los Angeles Rams tornano sul palcoscenico del Monday Night Football ad un anno di distanza dall’ultima apparizione, che coincise con la fantasmagorica vittoria per 54-51 sui Kansas City Chiefs, e si trovano di fronte la squadra del momento, i Baltimore Ravens, guidati dal giocatore del momento, quel Lamar Jackson che viaggia con il cartello di MVP Candidate da inizio stagione e contende ad un altro quarterback, Russell Wilson, l’ambito riconoscimento.

A giudicare dalla partita di lunedì notte, Lamar Jackson pare determinato a lasciare al suo avversario solo le briciole, poiché il funambolo in maglia viola corre, lancia e dispone degli avversari a suo piacimento dando l’impressione di essere davvero inarrestabile, almeno con le armi convenzionali a disposizione di un defensive coordinator. Anche una vecchia volpe come Wade Phillips resta a secco di risorse dopo aver dato fondo a tutto l’arsenale a sua disposizione per cercare di limitare il numero otto di Baltimore. I Rams cominciano schierando in difesa una 4-3 per poi passare quasi subito alla 3-4 d’ordinanza e, visti gli scarsi risultati, mettono sul piatto una 3-3, una 5-2, addirittura una 6-1 senza ottenere risultati apprezzabili. Fowler e Matthews hanno la consegna di contenere la mobilità esterna di Jackson, mentre a Taylor Rapp è affidato l’ingrato compito di restare in spy su di lui, ma il giovane rookie a volte interpreta così bene la parte della “Spy” che si nasconde da qualche parte, perché Jackson in un paio di occasioni trova campo libero per le sue galoppate, una delle quali viene fermata in extremis sulla una yard.

A complicare le cose ci si mette anche Mark Ingram, in serata (ma sarebbe meglio dire annata) di grazia. Alla fine saranno 111 le yard corse dall’ex Saints, ma soprattutto saranno molti di più i grattacapi dati alla difesa dei Rams, già in affanno a coprire Jackson, figuriamoci a doversi preoccupare anche di un running back.

La strategia per cercare di limitare Lamar Jackson ha uno dei suoi punti cardine nel cercare di obbligarlo a lanciare, che dovrebbe essere il punto debole di questo giocatore ma, in questo caso, quando Lamarone decide di mettere la palla per aria trova sempre un ricevitore libero per un guadagno di almeno dieci yard, per cui diventa davvero difficile trovare una contromisura efficace.

I numeri, a fine partita, sono impietosi: 8 corse per 95 yard (11.9 la media!!!) e 15 passaggi completati su 20 tentati per 1609 yard e 5 (CINQUE) touchdown. Sette possessi di palla con Jackson dietro al quarterback e sette touchdown, 9/15 nelle conversioni di terzo down e 3/3 nelle conversioni di quarto down. Insomma, una macchina da guerra che i Rams non sono stati capaci di contrastare in alcuna maniera.

Per contro i padroni di casa hanno collezionato three-and-out a raffica, la solita pessima percentuale nelle conversioni di terzo down (2/9) ed hanno portato a casa solamente sei punti, frutto di due field goal di Zuerlein. Il 45-6 con cui i Ravens hanno strapazzato i Rams è la sconfitta con il maggior scarto subita dai Rams non solo sotto la guida di McVay ma nella loro storia al Coliseum. Interessante anche notare come le 285 yard concesse su corsa siano l’undicesima peggior prestazione della storia per i Rams, così come l’undicesima peggior prestazione sono anche le 29 yard guadagnate su corsa in attacco, fase in cui i Rams hanno tenuto palla per poco più di 20 minuti e sono rimasti in campo per soli 48 snap.

Quello che sta succedendo all’attacco dei Rams è un bell’argomento che terrà impegnati tutti, a Los Angeles, nei prossimi mesi.

Dato per quasi scontato che ormai la stagione sia andata (La division è virtualmente irraggiungibile, e la corsa sulla wild card è su Packers e Vikings, entrambe a due partite di distanza), ci si dovrà interrogare sulle prossime mosse da intraprendere, che non saranno di mercato, almeno nell’immediato. La questione èrincipale sarà come Sean McVay possa evolversi e tornare ad essere quel genio offensivo che abbiamo visto nelle prime due stagioni in California. E’ chiaro che ormai le sue strategie sono state identificate e le contromosse studiate ed applicate, per cui ora la mossa sta a lui per tornare ad avere un vantaggio rispetto agli avversari.

Tornando alla partita del Coliseum, mentre i Ravens fanno virtualmente quel che vogliono in attacco, quando la palla passa in mano ai Rams i risultati sono piuttosto imbarazzanti. La linea offensiva, dopo la sorprendente ottima prestazione sfoderata contro i Bears, si rivela per quel che era in realtà: un gruppo di riserve più o meno ben assortite non in grado di reggere il confronto con la linea difensiva di Baltimore. Questa volte non è servito tenere i tight end in copertura e passare dall’outside zone al blocco tradizionale, tattica che contro i Bears aveva pagato alla grande. Gurley non ha spazi per correre, ed anche in tasca passaggio Goff non ha molto tempo per leggere le coperture che, a loro volta, sono precise e puntuali, togliendo i ricevitori dal gioco. Occasionalmente Goff riesce a trovare Cooks e Woods, mentre Kupp subisce maggiormente la copertura di Humphrey. Persino Marcus Peters, che a Los Angeles non ha lasciato un buonissimo ricordo in fatto di prestazioni, si trasforma in un marcatore implacabile, non essendo più costretto a proteggere il profondo da solo come gli capitava nei Rams, spesso con l’unico risultato di essere battuto dal ricevitore di turno. Peters mette anche la ciliegina sulla torta andando ad arpionare un passaggio diretto a Woods, scatenando poi la sua reazione esagerata che porterà poi, a fine partita, ad uno scontro verbale e quasi fisico con il suo successore Jalen Ramsey. Non dei bei momenti, ma sappiamo bene come sia Peters che Ramsey siano due tamarri di periferia, per cui neanche nulla di inatteso, tutto sommato.

In settimana si era fatto un gran parlare della dichiarazione di Eric Weddle, il quale aveva affermato che non avrebbe svelato i segreti dei Ravens, squadra in cui aveva militato fino allo scorso anno. Non così Peters, invece, che pare sia stato prodigo di suggerimenti sia in attacco che in difesa. Bisogna dire, però, che la superiorità dei Ravens è stata tale da poter tranquillamente affermare che anche se Weddle avesse consegnato a Phillips e McVay i playbook offensivo e difensivo di Baltimore, poco sarebbe cambiato. I Rams sono stati battuti su tutti i fronti, fatta eccesione, forse, per gli special team, dove la sfida è finita almeno in parità. In tutto il resto, però, coaching compreso, c’è stata una sola squadra in campo, e sono stati i Ravens.

Baltimore la prossima settimana è subito chiamata alla prova del nove, andando a far visita ai lanciatissimi San Francisco 49ers che sono tornati a collezionare dieci vittorie in una stagione dopo sei anni. La partita è già stata etichettata come il “Super Bowl anticipato”, ma sappiamo bene che i rapporti di forza in stagione e a Febbraio possono essere completamente differenti, per cui una eventuale sconfitta non avrà conseguenze immediate per nessuna delle due squadre. Sarà interessante, comunque, vedere come Saleh risponderà alla sfida rappresentata da Lamar Jackson, visto che finora in pochi hanno avuto risposte adeguate.

Per i Rams, invece, ci sono gli Arizona Cardinals, partiti in sordina e migliorati domenica dopo domenica e che ora rappresentano davvero un brutto cliente, soprattutto per una squadra che sta faticando in attacco come Los Angeles. Se si vuole credere al lumicino delle speranze di playoff, però, non sono più ammessi errori, né contro i Cardinals (da affrontare due volte) né contro Niners e Seahawks. Insomma, un bel quadretto dal titolo “MIssion Impossible”.

 

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