Review della stagione 2019

Abbiamo scritto una veloce review della passata stagione per gli amici di Huddle Magazine. Non abbiamo fatto un’analisi approfondita reparto per reparto e giocatore per giocatore, ma abbiamo raggruppato alcune idee su come sarebbe dovuta andare e come invece è andata nella realtà. Se non fa troppo male rileggere degli errori di questa stagione, eccovela.

COME DOVEVA ANDARE…

La lezione di football subita da Sean McVay da parte di Bill Belichik ad Atlanta, aveva decisamente lasciato il segno a Los Angeles, tanto che la fiducia nella squadra era scesa parecchio anche tra gli addetti ai lavori. Non abbastanza, però, per impedire alla quasi totalità degli esperti di prevedere che la NFC West sarebbe stata ancora affare privato tra Rams e Seahawks, con Los Angeles a spuntarla spesso per un’incollatura

. Tre grosse questioni, inoltre, pesavano come macigni sulla stagione 2019 dei Rams: in che stato era realmente il ginocchio di Todd Gurley? E la difesa, avrebbe retto l’abbandono di ‘Ndamukong Suh e Lamarcus Joyner? Infine, la linea d’attacco sarebbe stata lo stesso performante senza il centro John Sullivan e la guardia Rodger Saffold?

 

…E COME È ANDATA

Dopo un inizio incoraggiante solo dal punto di vista dei risultati ottenuti con la ciliegina della vittoria netta sui Saints, i Rams subivano uno stop inatteso perdendo una partita assurda contro Tampa Bay (subendo 55 punti), la sfida con Seattle sbagliando un field goal a tempo scaduto e cadendo malissimo in casa contro la sorpresa della stagione: i San Francisco 49ers. I Rams si riprendevano grazie a due vittorie contro Falcons e Bengals (a Londra), ma non riuscivano più a trovare un buon equilibrio, alternando partite buone (le vittorie contro Bears e Seahawks) a prestazioni imbarazzanti (una fra tutte la spazzolata rimediata contro i Baltimore Ravens. Perso anche l’ultimo treno per una wild card grazie alla sconfitta negli ultimi secondo contro i 49ers a Santa Clara, i Rams si ritrovavano fuori dai playoff e con un milione di punti interrogativi. La risposta alle tre domane iniziali, comunque, era arrivata. Il ginocchio di Todd Gurley, nonostante le continue rassicurazioni, lo ha rallentato non poco, causando una diminuzione sia nel numero di palloni portati che nella media a portata, passata dalle 4.9 del 2018 alle 3.8 del 2019. La difesa aveva tutto sommato retto bene sia all’assenza di Suh in linea che a quella di Joyner nel backfield. La linea d’attacco, invece, era crollata miseramente al primo infortunio, ritrovando una certa compattezza solamente nella parte finale della stagione, dopo che Austin Blythe era stato spostato da Guardia a Centro.

COSA HA FUNZIONATO…

La difesa è stata sicuramente l’unico reparto che, alla fine della stagione, può tutto sommato vantare un bilancio positivo, nonostante tre sbandate epocali che hanno consentito a Ravens e Cowboys di disporre a piacere dei Rams ed ai Tampa Bay Buccaneers di mettere a segno 55 punti tutti in un botto, un vero e proprio record, se si considera che i Buccaneers non avevano mai superato la soglia dei 50 punti segnati in una partita sin dalla loro nascita. Rispetto al 2018 sono migliorate le posizioni rispetto alle altre squadre nei punti subiti (da 20 a 17), nelle yard subite (da 19 a 13), sui passaggi (da 14 a 12), nella media di yard corse per tentativo (da ultimi a 9), confermando che la perdita di Suh è stata bene assorbita, anche perché, playoff a parte, le prestazioni dell’ex Dolphins non erano state così determinanti nel 2018. Sicuramente Aaron Donald ha ricevuto molte più attenzioni, con un aumento dei raddoppi (e talvolta è stato anche triplicato), ma anche in questo scenario, il numero 99 è rimasto in lizza fino all’ultimo per il terzo premio consecutivo come Difensore dell’anno.
Clay Matthews, finchè è rimasto sano, ha sopperito al decremento dei sack da parte di Donald e Corey Littleton si è definitivamente affermato come uno dei migliori linebacker in circolazione, con Fowler che ha creato non poche difficoltà agli attacchi avversari dalla sua posizione di edge rusher. Nella secondaria l’esperienza di Eric Weddle ha portato alla immediata crescita del rookie Taylor Rapp, che si è ritagliato uno spazio di primaria importanza e, una volta persi sia Talib che Peters, la secondaria dei Rams ha tenuto botta, nonostante gli infortuni a catena, soprattutto grazie all’innesto di Jalen Ramsey, costato una fortuna in scelte ma che ha sin da subito ripagato la decisione di prenderlo.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Se la difesa è l’unico reparto che ha mostrato un po’ di continuità nella passata stagione, tutto il resto della squadra ha avuto, chi più, chi meno, diversi problemi. In attacco la suddivisione delle portate tra Gurley, Brown e Henderson non ha portato i risultati sperati, ottenendo il solo scopo di non far entrare in ritmo partita nessuno dei tre runner, e se si eccettua la buona risposta di Henderson, che fa ben sperare per la prossima stagione, il gioco di corsa dei Rams è stato sempre piuttosto deficitario, provocando a cascata grossi problemi su tutto il resto dell’attacco. Non è un mistero, infatti, che senza una play action credibile, lo schema dei Rams va in sofferenza, e Jared Goff si trova a dover fare i conti con una difesa che può fare a meno di un uomo per rispettare la corsa e mandarlo in copertura. Il gioco di Goff stesso ha subito una involuzione per una concorrenza di fattori tra i quali, appunto, la scarsa presenza del gioco di corsa, una linea non più impenetrabile come l’anno passato ed una serie di decisioni prese o con troppa fretta o con pessima capacità decisionale. Nonostante tutto Goff è riuscito a piazzarsi nei primi posti delle classifiche riservate ai quarterback, ma bisognerebbe fare la tara escludendo tutto quello guadagnato in garbage time e, soprattutto, bisognerebbe considerare i 10 touchdown lanciati in meno rispetto al 2018 a fronte di quattro intercetti in più.
La linea d’attacco ha seguito l’evoluzione della squadra: una partenza positiva ma con riserva, poi la disfatta al primo infortunio di Noteboom ed il definitivo crollo con gli infortuni di Havenstein e Allen che hanno costretto McVay a ridisegnare l’assetto dell’intera linea, spostando Blythe prima tackle poi centro ed a buttare nella mischia anche Edwards ed Evans, oltre ad acquisire Austin Corbett via trade. Dopo un paio di partite di assestamento la linea offensiva così ricomposta (Whitworth – Corbett – Blyhte – Edwards – Evans) è riuscita a finire la stagione dignitosamente, ma era ormai troppo tardi.
Un velo pietoso va steso sugli special teams che, dopo anni di magie, quest’anno hanno offerto uno spettacolo al limite dell’inguardabile, culminato in quella improponibile finta di punt dalle proprie 30 yard contro gli Steelers finita con un intercetto che probabilmente è costata la riconferma a coach John Fassell.

ED ORA?

C’è aria di pulizie di primavera in casa Rams. Ad aprire le danze ci ha pensato Michael Brockers, che è andato a Baltimore (per poi tornare e firmare un triennale con Los Angeles…), seguito da Corey Littleton, Dante Fowler, Nickell Robey-Coleman e Greg Zuerlein, che vanno ad aggiungersi al ritiro di Eric Weddle ed alla probabile partenza di Marqui Crhistian. La bomba dell’offseason, però, è stata la decisione di tagliare Todd Gurley, segno che i dubbi sul suo ginocchio valgono evidentemente i 20 milioni sul cap che i Rams devono mangiarsi per aver deciso di rilasciare il running back da Georgia. Pulizie non solo tra i giocatori ma anche in sideline, considerando che i Rams non hanno rinnovato il contratto a Wade Phillips, votandosi ad un nuovo defensive coordinator dalle idee “più moderne” come Brandon Staley. Senza prime scelte al draft per il 2020 ed il 2021, con le decisioni prese nel momento dell’All-In della scorsa stagione che iniziano a presentare il conto, i Rams non sono messi benissimo per affrontare la stagione 2020, ma è pur vero che, a parte l’acquisizione di un paio di difensori (Robinson da Detroit e Floyd da Chicago) non si è ancora visto praticamente nulla della strategia che il front office vuole seguire per affrontare le avversità di questa off season.
Draft e free agency saranno decisive per il futuro di Los Angeles più che in altri momenti. McVay e Snead si giocano molto in questi mesi, e devono cercare di dimostrare a tutti di avere la situazione sotto controllo.
Il problema è: ce l’hanno sul serio, la situazione sotto controllo?

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