Qualche considerazione sul draft dei Rams

Nel weekend appena passato si è svolto uno dei draft più assurdi della storia della NFL. Ognuno a casa propria, tutti in videoconferenza, con collegamenti a volte improbabili (a Les Snead è saltato il wi-fi con l’approssimarsi della prima scelta dei Rams, nel secondo giorno), ma alla fine quello che conta, cioè la scelta dei giocatori, è andato abbastanza liscio.
I Rams si presentavano per il quarto anno consecutivo senza scelte al primo giro (e lo saranno anche l’anno prossimo, a meno di trade al momento alquanto improbabili), ma il grande lavoro di Snead ha trasformato le cinque scelte originali in sette prima del draft e poi, nel corso del terzo giorno, in nove, acquisendo due scelte supplementari al settimo giro grazie ad uno scambio di dieci posizioni con gli Houston Texans.

Con nove scelte, quindi, i Rams hanno potuto scegliere abbastanza giocatori per cercare di soddisfare le esigenze del proprio roster, falcidiato dagli addii di molti giocatori in ruoli chiave.

Come nostra abitudine, da allergici al chiacchiericcio pre draft, non abbiamo fatto previsioni sulle scelte né ci siamo affidati a speranze sulla scelta di questo o quel giocatore, e nemmeno siamo qui a giudicare le singole scelte se non per quello che rappresentano oggi, cioè la risposta ad una strategia societaria che, anche in occasione di questo draft, è stata chiara e precisa. Ci scuserete, quindi, se non ci dilunghiamo su quante yard correrà Tizio, quanti sack farà Caio e se le caratteristiche di Sempronio sono proprio quelle che ci volevano. Come sempre, per i giudizi sulla bontà o meno delle scelte ci si rivede fra tre anni minimo, per tirare le somme.

Per ora giudichiamo le mosse di Snead e McVay, come abbiamo detto, in base alla strategia adottata che, non essendo stata esplicitata dagli interessati per ovvi motivi, può solo essere interpretata, ma alcuni particolari ci danno qualche indizio in più sulla direzione che i Rams intendono percorrere.

Innanzitutto abbiamo letto molte lamentele durante e dopo il draft per il fatto che sia stato scelto solo un offensive lineman e solo come ultimissima scelta. McVay ritiene evidentemente di essere a posto così con la linea d’attacco, e non ci sentiamo di dargli torto. La linea offensiva ha avuto grossi problemi, lo scorso anno, più che per le partenze di Saffold e Sullivan, per gli infortuni che, dopo averla risparmiata per due anni, si sono accaniti in maniera sistematica su tutti i giocatori tranne Whitworth. Una volta ristabilita una linea solida e permanente con Whitworth, Corbett, Blythe, Edwards ed Evans nella partita contro i Bears, il gioco di attacco si è stabilizzato ed anche Goff ha ripreso a giocare con una certa consistenza e regolarità.
Se ai cinque che hanno finito la stagione aggiungiamo il recupero degli infortunati Havenstein e Noteboom, è abbastanza logico pensare che McVay si senta abbastanza coperto nel reparto dal draftare un giocatore che potrà dare il suo contributo come backup e, nel contempo, usare scelte più alte per altri reparti con maggiori necessità.

E qui veniamo alla seconda grossa lamentela: “ma proprio un RB con la prima scelta?”. Beh, si, un running back era una delle priorità, a nostro avviso. La rinuncia a Gurley, oltre che significare l’addio ad un grande campione, lascia la batteria dei corridori sguarnita dall’outside runner per eccellenza, cosa che sembra rientrare tra le caratteristiche di Cam Akers, Brown, Henderson e Kelly sono più runner tradizionali che erano complementari a Gurley, per cui ben venga un running back con le caratteristiche giuste.

Ottima anche la mossa di andare su un ricevitore, Van Jefferson, che gli scout descrivono come “NFL Ready”, un giocatore, cioè, in grado di entrare subito a testa bassa nella lotta per un posto da titolare, per il quale dovrà vedersela presumibilmente con Josh Reynolds. La scelta di Jefferson, inoltre, sembra anche andare incontro ad una necessaria polizza assicurativa nel caso in cui Cooper Kupp, che è al suo ultimo anno di contratto, doventi una “cap casualty” e debba essere rilasciato a fine stagione perché non ci si potrà permettere il suo rinnovo. La speranza è ovviamente che Kupp non chieda la luna e si possa trovare un accordo, però mettere le mani avanti non è sbagliato.

Un’altra scelta che ha fatto discutere è quella di Hopkins. “Ma come, un altro Tight End?”. Sia Les Snead che Sean McVay hanno una vera e propria passione per il ruolo. Negli ultimi anni è stato draftato almeno un tight end, se non due, e dobbiamo riconoscere che Tra Everett e Higbee i risultati sono arrivati. Un altro tight end non farà certo male ad un attacco che ne usa spesso e volentieri due.

Discorso a parte per la difesa, dove alcune scelte hanno lasciato qualche dubbio in più. Non quelle di Terrel Lewis come Edge e Clay Johnston come linebacker interno (se vi capita, cercate il filmato dell’intervista a Johnston: il ragazzo è motivatissimo!!!), abbastanza logiche, ma quelle delle due safety Jordan Fuller e Terrell Burgess. Non è in discussione la validità degli atleti, quanto la loro posizione, perché il reparto safety era già messo piuttosto bene, mentre forse sarebbe stato meglio rimpolpare i cornerback. Anche qui, probabilmente nelle intenzioni di McVay e, soprattutto, del nuovo defensive coordinator Brandon Staley, assisteremo forse ad un rimescolamento di ruoli e posizioni, per cui le due safety (che magari non giocheranno safety) verranno utilizzate in maniera differente come anche gli altri giocatori reduci dalla stagione 2019.

Infine il kicker. Con l’addio di Zuerlein, la scelta di un kicker era abbastanza nell’aria, e neanche la firma dei due kicker qualche settimana fa aveva fatto passare questa idea. Tutti si aspettavano la scelta di Rodrigo Blankenship, a detta di quasi tutti gli esperti il miglior kicker del draft 2020. Invece è arrivato Samuel Sloman da Miami (Ohio). Un po’ una sorpresa, più per il nome che per il ruolo, ma la sfida all’ultimo calcio nel prossimo camp (se si farà) sarà davvero interessante.

In definitiva siamo piuttosto soddisfatti del draft dei Rams 2020, e non condividiamo affatto il pessimismo generale che circola tra i tifosi Rams in USA ed in Europa. La division è durissima, ne siamo consapevoli, ma non siamo ancora pronti per un paio di anni di rebuilding, e le scelte al draft di Snead e McVay sembrano confermare che questa sia anche la loro idea.

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