Il punto dopo 5 giornate

Ad inizio stagione ci eravamo dati cinque giornate di tempo prima di emettere qualsivoglia giudizio, negativo o positivo che fosse, sui Rams 2021. Il nuovo QB, la difesa che ha perso pezzi importanti, l’esodo di massa dei coach di reparto, tutta una serie di motivi che ci invitavano ad andare cauti con entusiasmo o depressione. Perchè cinque partite? Perchè sono poco meno di un terzo di stagione e, soprattutto, la quinta giornata segna la fine di un trittico di partite sulla carta piuttosto impegnative: Tampa Bay, Arizona e Seattle, prima di un piccolo polmone rappresentato dalle partite con Giants, Lions e Texans.

Ci siamo, quindi, e dopo la vittoria sui Seahawks di giovedì notte non del tutto convincente dal punto di vista del gioco, vediamo di fare un mini bilancio di inizio stagione.

Non possiamo che iniziare dal record, un 4-1 che lascia aperta la porta a qualsiasi tipo di speranza, anche perchè sono arrivate due importantissime vittorie contro i campioni in carica, probabilmente la partita migliore che i Rams hanno giocato finora, e contro i rivali divisionali di Seattle, che sono sempre e comunque un osso duro da battere.

In saccoccia abbiamo messo anche una vittoria piuttosto netta contro i Bears ed una un po’ più sudata contro i Colts, i quali stanno però crescendo giornata dopo giornata, per cui anche la nostra vittoria acquisisce maggior valore. L’unica sconfitta, ed anche secca, è arrivata contro i Cardinals, partita in cui i Rams hanno espresso il peggio di loro stessi in questo scorcio di stagione.

Considerando che la schedule ci presenta tre partita in cui saremo decisamente favoriti, c’è la possibilità abbastanza reale che ci si possa trovare con un bel 7-1 a fine ottobre, prima di ospitare i Titans in casa nel Sunday Night del 7 novembre.

Lungi da me dal lamentarmi di un simile record e di un simile scenario, ma anche a Los Angeles, come in tutto il resto del mondo, non è tutto oro quello che luccica.

Se l’attacco lascia abbastanza tranquilli, detto che finalmente l’hype su Stafford sta pian piano scemando e si possono analizzare le cose senza per forza la lente d’ingrandimento con la filigrana del Super Bowl incorporata, l’unica pecca del reparto offensivo sembra, al momento, essere un gioco di corsa che non è totalmente negativo ma che stenta ad imporsi. Con la caterva di infortuni che si è abbattuta sui runningback è il minimo che ci si possa aspettare, ma è, comunque, un problema che non si può far finta che non esista. Finchè affronteremo difese di media e scarsa caratura, il gioco di passaggio potrà reggere botta. Quando, però, affronteremo altre sfide come quelle contro Arizona, nella quale la difesa avversaria ha disposto a proprio piacimento del nostro attacco, saranno dolori. È purtroppo un punto difficilmente migliorabile dall’esterno. È già arrivato Sony Michel a dar manforte ad Henderson, e non credo ci saranno altri movimenti nel reparto. McVay dovrà quindi fare con quel che ha, e dovrà ricorrere maggiormente al proprio genio offensivo per cercare delle strategie che permettano di sfruttare al meglio i due runningback.

Nulla da dire sul reparto ricevitori, se non che siamo ancor più migliorati rispetto allo scorso anno con una crescita esponenziale di Cooper Kupp, a cui la maggior libertà di azione e la variazione della posizione in campo sembra aver sbloccato i suoi superpoteri nascosti. Con Woods finalmente coinvolto, Jackson che fa quello che deve fare, cioè essere una minaccia oltre le 30 yard dalla scrimmage, e Van Jefferson che finalmente inizia a far vedere il proprio valore, siamo in una botte di ferro.

Per la linea offensiva si temeva un passo indietro con il ritorno di Brian Allen come centro, memori dei disastri in quel ruolo un paio di stagioni fa, ed invece il front five è compatto, solido, decisivo nelle corse ed impenetrabile in tasca passaggio. Questo ha permesso a Stafford di esprimersi al proprio meglio e di vincere, almeno fino ad ora, il confronto con Goff.

Stafford ha avuto un inizio fenomenale, vincendo due player of the week in tre giornate (anche se… ma lasciamo perdere), ed ora si sta ridimensionando, dopo due partite in cui l’avvio è stato molto faticoso per poi ritrovarsi più avanti nella contesa. Anche per lui si tratterà di vedere come reagirà alle difese un po’ più impegnative che incintreremo nella seconda parte della stagione.

E, a proposito di difesa, arriviamo al nocciolo della questione, al motivo per cui, nonostante il record di 41, non riesco a dormire sonni tranquilli per il prosieguo della stagione.

Togliamo dall’equazione Aaron Donald e Jalen Ramsey. Le nostre due star difensive sono al di sopra di ogni sospetto. Resta, però, il fatto che la difesa dei Rams porta poca pressione sul quarterback, nonostante i continui raddoppi (a volte anche tripli blocchi) su Donald. Sembra che nessuno degli altri defensive linemen riesca a sfruttare quello che dovrebbe essere un punto debole da colpire nelle linee d’attacco avversarie.

Subito dietro abbiamo una coppia di inside linebacker, Young e Reeder, che per giocare su livelli accettabili debbono sempre fare la partita della vita, e non riesce sempre tutte le settimane, ovviamente. Stesso discorso per la secondaria. Taylor Rapp, Davoid Long jr., Robert Rochell: quanti punti ci sono già costati questa stagione? Quanti ce ne costeranno ancora, quando affronteremo degli attacchi tosti? Già tremo al pensiero di dover limitare Lamar Jackson dopo che Kyler Murray ha fatto il bello ed il cattivo tempo.

Con Darious Williams in injured reserve (anche se per sole tre settimane, fortunatamente quelle meno impegnative) la nostra secondaria sarà chiamata a più di un esame tosto, nelle prossime settimane. Vedremo come sapranno reagire.

Per chiudere questo sproloquio, diciamo che dopo cinque giornate siamo soddisfatti a metà. Bene il record, bene il prossimo calendario. Fino a quando durerà? Speriamo fino a metà febbraio, come tutti sembrano indicare (perchè, ricordate: Stafford = Super Bowl garantito…).

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