I Rams hanno fatto il draft della loro vita o il peggior draft possibile. Dipende da chi chiedete. E da quando.
Tutto ha inizio la notte del 23 aprile. Il commissario Goodell legge il cartellino. Los Angeles Rams, pick numero 13: Ty Simpson, quarterback, Alabama.
Nella war room dei Rams esplode qualcosa. Nella resto del mondo, esplode qualcos’altro.
Simpson era pronosticato come scelta di secondo giro, nel migliore dei casi. Era il quarterback che i mock draft più ottimisti sistemavano in coda alla prima metà del tabellone, con asterisco. Les Snead lo ha preso con la tredicesima scelta assoluta, lasciando sul tavolo wide receiver, tackle offensivi, giocatori che avrebbero aiutato i Rams, forse, a vincere adesso. Ha preso invece un quarterback che aiuterà i Rams a vincere, forse, tra tre o quattro anni.
Benvenuti nel draft 2026 di Los Angeles.
Bisogna capire cosa significa Ty Simpson per capire la portata della sorpresa. Il ragazzo è un prodotto del sistema Alabama: cinque stelle in uscita dal liceo, tre anni da riserva dietro Bryce Young e Jalen Milroe, poi finalmente titolare nel 2025. Stagione solida: 3.567 yard, 28 touchdown, 5 intercetti, Alabama al playoff. Ma “solida” non è la parola che di solito accompagna una scelta di primo giro.
Snead aveva convizioni diverse. Secondo Il GM aveva contattato l’entourage di Simpson mesi prima del draft, con un messaggio che suonava più o meno così: ti prendo alla tredici, pianifica di conseguenza . Non un’offerta vincolante. Ma nemmeno un complimento di cortesia. Snead era convinto. Lo è ancora.
Simpson è un esecutore, non uno showman. Precisione sopra la media, senso del timing nelle tracce intermedie, mobilità sufficiente a non essere un bersaglio fisso. Non ha il braccio fotonico. Non ha nemmeno il carico atletico che il mercato paga a peso d’oro. Ha qualcos’altro, che è più difficile da misurare e più difficile da replicare: sa giocare a football.
Se Snead ha ragione, i Rams hanno trovato l’erede di Stafford. Se ha torto, hanno bruciato la scelta più alta del decennio su un backup di lusso. Ci rivedremo su queste pagine fra tre anni per tirare le prime conclusioni.
Dopo lo shock del primo giro, i Rams hanno lavorato in modo più preventivabile.
Al secondo giro, pick 61: Max Klare , tight end di Ohio State. Per il secondo anno consecutivo i Rams scelgono un TE nei primi tre giri. Il messaggio è chiaro: McVay vuole continuare a giocare con tre tight end in campo, il 13 personnel che nella stagione scorsa ha prodotto 331 snap, il doppio di qualsiasi altra squadra. Klare entra in una rosa già affollata (Higbee, Parkinson, Ferguson, Allen) ma con una scadenza: Higbee è vicino alla fine, Parkinson è all’ultimo anno garantito. Klare è il futuro prossimo.
Al terzo giro: Keagen Trost , offensive tackle da Missouri. Quello che serve, finalmente, per costruire una linea che protegga Stafford nell’ultima fase della sua carriera e Simpson nella prima della sua. Non un nome che riempie le prime pagine. Un nome che riempie un buco reale.
Al sesto giro, con un trade up con Philadelphia: CJ Daniels , wide receiver di Miami. I Rams hanno speso le pick #207, #251 e #252 per salire alla #197 e prenderlo. Un ricevitore con 50 ricezioni, 557 yard e 7 touchdown nella stagione 2025. Un giocatore che non risolve il problema Adams, ma aggiunge un’opzione concreta al gruppo.
Al settimo: Tim Keenan III , defensive tackle. L’unica scelta difensiva dell’intero draft.
Cinque giocatori in totale. Quattro attaccanti. Una linea narrativa coerente: costruiamo l’attacco del futuro mentre proviamo a vincere con quello del presente.
In tutto questo, sullo sfondo, ma nemmeno troppo, si consuma il dramma che piace ai media. Che viene montato dai media. Sul nulla, come sempre, ma c’è sempre un sacco di gente pronta ad abboccare a queste storie. Il complottismo piace, fa presa, ed il rasoio di Occam è sempre più obsoleto, nonostante sia lo strumento più semplice da usare.
Stiamo parlando si come i media sono riusciti a trasformare uno sbadiglio televisivo in una crisi istituzionale.
Subito dopo l’annuncio della pick di Simpson, i Rams hanno tenuto la consueta conferenza stampa. Les Snead ha parlato con la solita energia di un uomo che ha appena fatto esattamente quello che voleva fare. Sean McVay ha risposto alle domande con monosillabi. Ha declinato di raccontare cosa si erano detti lui e Stafford. Ha fissato un punto imprecisato nello spazio.
I social media hanno fatto il resto.
McVay non era d’accordo. McVay era furioso. McVay aveva uno sguardo chiaramente furente verso Snead. È l’inizio della fine dell’era McVay a Los Angeles. Snead e McVay non si sopportano più. Il video della conferenza stampa ha girato per ore, con il consueto corredo di analisi del linguaggio del corpo condotte da persone che non hanno mai fatto neanche un corso base di comunicazione non verbale. In marzo, McVay aveva detto in un’intervista a Kay Adams: “ci sono molti altri giocatori che mi piacciono a quella tredicesima scelta” . Prova schiacciante, secondo la giuria di Twitter.
Il giorno dopo, McVay si è presentato alla conferenza stampa del secondo e terzo giorno con una domanda retorica preconfezionata: “Sono arrabbiato adesso?”
Ha poi spiegato, con la pazienza di chi sa che certe narrazioni non si fermano con la logica, che lui e Snead “non potrebbero essere più in sintonia in ogni singola decisione” . Snead ha confermato. Punto per punto, parola per parola.
La faccenda merita una riga sola, in fondo: un allenatore era stanco dopo una notte di draft, aveva appena annunciato al mondo che il suo quarterback del presente resterebbe il titolare nonostante la scelta appena effettuata, e stava probabilmente pensando a come comunicarlo a Stafford prima che lo leggesse su ESPN. Che in quel momento non avesse la faccia di chi ha appena vinto alla lotteria è, a pensarci, del tutto comprensibile.
Ma il football americano ha bisogno delle sue polemiche, e questa era perfetta: visiva, istantanea, smentibile solo in ritardo. La smentita, puntuale, è arrivata. La polemica, nel frattempo, aveva già fatto il giro.
Tornando alle cose serie, Sporting News ha assegnato ai Rams una D come voto di draft. Il ragionamento è lineare: hai una finestra aperta, hai Stafford, hai Adams e Nacua, hai McVay. E prendi un quarterback di secondo giro alla tredicesima scelta assoluta.
Il ragionamento opposto è altrettanto lineare: ogni franchigia che ha aspettato il momento perfetto per pianificare il post-franchise quarterback lo ha trovato sempre troppo tardi. I Rams hanno scelto di non fare quell’errore, anche a costo di un draft con un voto che non si porta a casa ai genitori.
Ty Simpson è un quarterback dell’Alabama con tre anni di pazienza e una stagione da titolare che ha convinto Les Snead più di qualunque altro giocatore disponibile a quella pick. Potrebbe essere il prossimo grande quarterback dei Rams. Potrebbe essere il prossimo Jimmy Garoppolo, portato a Los Angeles per fare il backup di lusso. Potrebbe essere molte cose.
Per adesso, è la scelta numero 13 del draft 2026. Siede dietro Matthew Stafford.
“This is Matthew’s team” .
Per ora. Il resto è da scrivere.

Massimo aspettavo il tuo articolo, sei un faro x me come tifoso rams… Non ho capito benissimo la tua opinione, cioè che voto daresti tu… Anche tu una D o una A? Comunque penso che snead e mcvay se ne intendano di Draft e negli ultimi anni ne sono usciti positivamente x il roster… Io, come dici tu, aspetterò tre anni poi tornerò sulle tue pagine e daremo un giudizio più ferrato. Go rams!!! E puntiamo comunque tutto sull’ultima stagione di Stafford!!!
Mi sono incartato su me stesso nell’articolo 🙂
Il mio giudizio su questo draft è tutto sommato positivo. Si è scelto di pensare al futuro più che all’immediato. Ci sta. La squadra è abbastanza completa da non necessitare assolutamente di un a scelta pronta da far giocare da subito, e comunque c’è ancora la seconda parte di free agency e gli undrafted, da cui Snead e McVay riescono sempre a trovare qualcosa di buono.
Sinceramente non ho capito tutte le polemiche attorno al nostro draft, come se fossimo ad una scelta del primo giro dallo squadrone megagalattico e scegliendo un QB per il futuro abbiamo buttato via il presente.