La stagione inizia con il piede sbagliato

Per i Los Angeles Rams, la prima partita della stagione 2026 doveva essere la vetrina della squadra costruita per vincere il Super Bowl. È diventata invece una severa lezione: al Melbourne Cricket Ground i San Francisco 49ers hanno imposto un 27-7 senza appello, lasciando Los Angeles a interrogarsi non tanto sul risultato quanto sulla qualità del football espresso.

Il contesto rende il colpo ancora più duro. I Rams erano arrivati in Australia da favoriti assoluti, con Matthew Stafford reduce dal titolo di MVP, Myles Garrett appena acquisito come Defensive Player of the Year in carica e un roster arricchito da Trent McDuffie, Jaylen Watson e dal clamoroso ritorno di Aaron Donald. A Melbourne, però, Stafford non ha lanciato touchdown, Garrett non ha registrato nemmeno un tackle e Donald è rimasto a casa, ancora impegnato nel percorso di rientro dopo il ritiro.
Non è una sentenza definitiva sui Rams, intendiamoci, siamo solo alla prima giornata. È però il peggior tipo di avvertimento per una squadra che aveva scelto di iniziare la stagione sotto il peso delle aspettative: il talento sulla carta non è bastato a superare una rivale più ordinata, più fisica e più pronta nei momenti determinanti.

Los Angeles ha trovato l’unico touchdown all’inizio del secondo quarto, quando Kyren Williams ha trasformato in corsa da 5 yard una serie aperta da una ricezione da 41 yard di Puka Nacua. Era il 7-3 per i Rams, ma il vantaggio è durato poco: prima dell’intervallo Brock Purdy ha servito Demarcus Robinson per il touchdown del sorpasso, chiudendo il secondo periodo sul 10-7 per San Francisco.

Dopo l’intervallo i 49ers hanno segnato con Mike Evans e Deebo Samuel, prima del field goal da 56 yard di Eddy Piñeiro. Los Angeles non ha più trovato la end zone e ha incassato gli ultimi 24 punti della partita, cedendo 27-7 davanti a 100.021 spettatori.
Il principale problema dei Rams è stato offensivo. Matthew Stafford ha chiuso con 15 completi su 25 per 155 yard, zero touchdown e un intercetto, con un passer rating di 61,2. La difesa di San Francisco lo ha costretto a operare in finestre strette e, soprattutto, gli ha impedito di trasformare il possesso in serie consecutive.

Il dato più significativo è la mancanza di ritmo. I Rams hanno prodotto 290 yard, convertito soltanto 2 terzi down su 9 e perso due palloni; in due occasioni su tre non hanno convertito il quarto down. Una squadra che nel 2025 aveva chiuso in cima alla NFL per punti e yard ha segnato soltanto sette punti, restando senza touchdown su passaggio.

Stafford ha avuto un lampo con Nacua, ma non è riuscito a costruire una partita attorno a quella connessione. Il ricevitore ha chiuso con cinque ricezioni per 74 yard, mentre Davante Adams ha collezionato solo tre ricezioni, tutte a partita già ampiamente compromessa. Il problema non è soltanto statistico: se Nacua è l’unica minaccia esterna capace di generare separazione e Adams non entra nel piano partita, la difesa avversaria può ridurre drasticamente lo spazio a disposizione del quarterback.

Kyren Williams ha segnato la prima meta australiana della NFL e Blake Corum ha offerto energia al backfield, ma il gioco di corsa non ha assunto il peso necessario per togliere pressione a Stafford. Los Angeles non è riuscita a imporre il ritmo, né a costringere San Francisco a scegliere tra fermare la corsa e proteggersi dal passaggio.

Il possesso più rivelatore è arrivato nel terzo quarto. I Rams sono entrati in profondità nella red zone, ma la difesa dei 49ers ha resistito sulla goal line: Puka Nacua è stato fermato a pochi centimetri dalla linea e Stafford è stato poi bloccato su un tentativo di quarterback sneak al quarto down dalla linea della una yard.

Quella sequenza ha fotografato la partita di Los Angeles. Quel drive era l’occasione per rimanere agganciati nel punteggio, ma l’attacco non ha saputo chiuderlo. In una partita già complicata, un possesso senza punti ha spostato definitivamente l’inerzia verso San Francisco, che poco dopo ha preso il largo con il touchdown di Evans.

Per i Rams non è stata soltanto una mancata conversione. È stata la dimostrazione che il nuovo attacco deve ancora trovare una gerarchia nei momenti ad alta pressione: quando il campo si accorcia, Stafford deve sapere con precisione chi cercare e l’unità deve offrire soluzioni più rapide contro una difesa organizzata.

La sconfitta non può essere attribuita soltanto all’attacco, però. La prestazione difensiva dei Rams è stata insufficiente per gran parte della gara. San Francisco ha chiuso con 379 yard totali, 174 su corsa e 23 primi down, dominando il possesso per 33:50 minuti contro i 26:10 di Los Angeles.

Myles Garrett era il simbolo della nuova identità difensiva, ma il suo debutto è stato anonimo: zero tackle, zero sack e zero quarterback hit in 39 snap difensivi, poco più della metà di quelli giocati dai Rams. Trent Williams lo ha neutralizzato e l’attacco dei 49ers ha evitato di offrirgli troppi duelli statici favorevoli. Garrett ha spiegato di aver mostrato la “peggiore versione” di sé, una frase che riassume il margine di miglioramento ancora disponibile.

L’assenza di Aaron Donald ha pesato sul piano tattico e simbolico. Il defensive tackle, tornato dall’annunciato ritiro a fine agosto, non ha viaggiato con la squadra e non era disponibile per la partita. Senza la sua capacità di penetrare dal centro, i Rams non hanno creato abbastanza pressione interna per condizionare Purdy, permettendo al quarterback di distribuire il pallone con calma.
Questo non significa che Donald avrebbe necessariamente cambiato il risultato. Significa che la difesa dei Rams è stata presentata come un’unità capace di vincere le partite con il talento della linea e, a Melbourne, quella promessa è rimasta incompiuta. Trent McDuffie ha contribuito con quattro tackle e un tackle for loss, ma il reparto non ha trovato una risposta al gioco di corsa e al ritmo di San Francisco.

La differenza tra i quarterback ha finito per condizionare tutto il resto. Purdy ha completato 25 passaggi su 34 per 205 yard, tre touchdown e un intercettoe. Dopo un errore che avrebbe potuto riaprire la partita, ha reagito producendo tre touchdown sulle quattro serie successive, completando 12 dei 14 passaggi per 125 yard.
Stafford, al contrario, ha giocato una partita più frenata. I numeri bassi di Stafford sottolineano l’assenza di giocate decisive nei momenti in cui la partita chiedeva al quarterback di trascinare l’attacco. Nella passata stagione Stafford aveva guidato l’attacco più produttivo della lega e aveva lanciato almeno un touchdown in ogni partita; a Melbourne è rimasto senza una segnatura su passaggio.

Sean McVay ha scelto una strategia radicale: rimanere a Los Angeles il più a lungo possibile, partire soltanto martedì sera, arrivare a Melbourne circa 28 ore prima del kickoff e ripartire subito dopo la partita. I 49ers, invece, erano arrivati quasi una settimana prima, allenandosi in Australia e cercando di adattarsi gradualmente al fuso orario di 17 ore.
L’idea dei Rams era preservare la routine californiana. Il kickoff delle 10:35 a Melbourne corrispondeva alle 17:35 del giorno precedente sulla costa del Pacifico, dunque il piano puntava a evitare un adattamento completo all’orario australiano. McVay aveva studiato la trasferta con lo staff di performance e aveva difeso la scelta come una decisione costruita sui dati e sulla continuità del programma.

È ovvio che adesso la strategia dei Niners risulta essere quella vincente e quella dei Rams scriteriata, ma se ne parla sempre con il senno di poi. A risultato acquisito, la tentazione è presentare il 27-7 come una bocciatura automatica del piano di viaggio. Il dato è più circoscritto: i Rams non sono sembrati freschi e coordinati, soprattutto nel secondo tempo, ma la prestazione è stata troppo povera in ogni reparto per attribuire la sconfitta soltanto al jet lag. McVay lo ha riconosciuto senza cercare alibi: “Non siamo stati abbastanza bravi”, assumendosi anche la responsabilità della preparazione.

Resta però una lezione per Los Angeles. Se il piano era evitare di far percepire al corpo il cambio di fuso, il corpo ha comunque dovuto affrontare un volo di circa 16 ore, la perdita di un giorno e un passaggio quasi immediato dall’aereo alla partita. La teoria poteva essere innovativa; Melbourne ha mostrato che ogni esperimento ha un costo se la squadra non entra subito in partita.

La sconfitta non richiede una rivoluzione, ma impone risposte rapide. L’attacco deve coinvolgere di più Adams, proteggere meglio Stafford e costruire più soluzioni quando il campo si accorcia. Nacua ha dimostrato di poter essere il riferimento principale, ma una squadra candidata al titolo non può dipendere da un solo ricevitore produttivo.

La difesa deve ritrovare pressione senza aspettare che Donald risolva tutto al suo rientro. Garrett avrà bisogno di una preparazione completa e di condizioni fisiche migliori, ma il coordinamento della linea, il contenimento della corsa e la tenuta sui terzi down sono responsabilità collettive. I 49ers hanno convertito 7 terzi down su 12; i Rams ne hanno trasformati soltanto 2 su 9.

Infine, Los Angeles deve reagire mentalmente. La pressione della favorita numero uno è stata evidente già nella prima notte: ogni scelta di McVay, dagli undici capitani al programma di viaggio, è stata osservata come una dichiarazione di intenti. Ora i Rams dovranno dimostrare che Melbourne è stata una giornata storta e non la prova che il progetto fosse più brillante nelle previsioni che sul campo.

La stagione è appena cominciata e restano sedici partite di regular season. Ma la prima fotografia è impietosa: i Rams hanno portato in Australia il roster più celebrato e sono tornati a casa con più domande che risposte. Il ritorno di Aaron Donald, la crescita di Garrett, la connessione tra Stafford, Nacua e Adams e la gestione della trasferta saranno i primi capitoli della reazione.

Melbourne non decide il destino di Los Angeles, ma ha chiarito quale sarà il compito: trasformare il talento in una squadra capace di giocare bene anche quando tutto il mondo si aspetta che vinca.

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