Myles Garrett in Injured Reserve

Il fulmine a ciel sereno arriva appena tre giorni dopo la disfatta australiana. Myles Garrett dovrà sottoporsi a un’artroscopia al ginocchio sinistro e i Los Angeles Rams lo hanno inserito nella Injured Reserve: salterà obbligatoriamente almeno quattro partite e potrà tornare, nella migliore delle ipotesi, in Week 6 contro gli Arizona Cardinals.

È una notizia sorprendente per la tempistica, ma a guardare bene non per gli indizi. Garrett aveva trascorso gran parte del training camp ai margini per dolore e gonfiore al ginocchio. Poi era stato dichiarato pronto per l’esordio contro San Francisco, senza alcuna indicazione sull’injury report finale. Quattro giorni più tardi, il difensore simbolo della campagna “win now” dei Rams è finito sotto i ferri.

La serata di Melbourne aveva già evidenziato che qualcosa non funzionava. Nella sconfitta per 27-7 contro i 49ers, Garrett aveva giocato solo 40 dei 65 snap difensivi senza registrare tackle, sack o quarterback hit. Per la quarta volta nella sua carriera NFL aveva chiuso una partita senza un placcaggio.

Qualche campanello d’allarme era già suonato, durante e a fine partita, nella testa di molti tifosi e addetti ai lavori. Non era stata soltanto una prova opaca. Garrett ha ammesso di essere sceso in campo senza sentirsi al cento per cento e di essersi concentrato più sulla necessità di proteggere il proprio corpo che sull’attacco avversario. Ha definito quella prestazione «la peggior versione di me stesso». Il linguaggio del corpo, i frequenti roll out e l’assenza di esplosività hanno trasformato una preoccupazione gestita sottotraccia per settimane in un problema ormai impossibile da minimizzare.

L’artroscopia viene descritta come una procedura di pulizia del ginocchio, ma non è stata resa pubblica una diagnosi anatomica precisa: non risultano confermati, per esempio, una lesione meniscale o un danno legamentoso. Anche il meccanismo dell’infortunio resta sconosciuto. Durante il camp Garrett aveva parlato genericamente di un “colpo o livido”, mentre i Rams avevano usato formule come indolenzimento della parte inferiore del corpo e gonfiore al ginocchio. Attribuire il problema a una giocata specifica, al viaggio in Australia o alla partita contro i 49ers sarebbe quindi una ricostruzione non supportata dai fatti disponibili.

La domanda, quindi, non è perché i Rams non si siano accorti dell’infortunio: se ne erano accorti. Garrett aveva saltato numerose sedute, non aveva partecipato alle partite di preseason e l’11 agosto Sean McVay aveva riferito che il giocatore si sentiva all’85 per cento a causa del gonfiore. Lo staff medico lo aveva seguito con riposo, riabilitazione e lavoro individuale, scegliendo un approccio definito più volte “precauzionale”.

Il punto, dunque, è un altro: i Rams sembrano averne sottovalutato la persistenza o sopravvalutato la possibilità di gestirlo senza intervento. Per settimane McVay aveva escluso motivi di allarme e, alla vigilia della gara, aveva assicurato che Garrett sarebbe stato pronto; il report finale lo indicava come full participant e senza status per la partita.
Dopo l’esordio è emersa anche una evidente frattura informativa. Alla domanda sulle condizioni del giocatore, McVay ha risposto che, per quanto ne sapeva, Garrett era al cento per cento; poco dopo, Garrett ha detto esattamente il contrario e ha spiegato che il ginocchio ne aveva condizionato l’approccio mentale e atletico. Non è possibile concludere, sulla base delle informazioni pubbliche, che vi sia stato un errore diagnostico. È invece legittimo osservare che valutazione medica, percezione del giocatore e comunicazione dello staff tecnico non erano perfettamente allineate.

La decisione di andare sotto i ferri può essere maturata dopo una nuova valutazione successiva alla partita: il test sul campo ha dimostrato che riposo e riabilitazione non avevano restituito a Garrett la funzionalità necessaria. L’ipotesi più prudente è quindi quella di un problema già noto, trattato inizialmente in modo conservativo e rivelatosi incompatibile con una prestazione NFL di alto livello, non di un infortunio improvvisamente scoperto dopo Melbourne.

L’impatto tecnico è enorme perché i Rams avevano costruito il fronte difensivo sull’idea di accoppiare Garrett con Aaron Donald. Senza il numero 95, gli attacchi avversari potranno ridurre chip e raddoppi sul lato esterno e concentrare maggiore attenzione sulle minacce interne; Los Angeles perde soprattutto il giocatore capace di vincere gli uno contro uno senza dover ricorrere continuamente a blitz.

Il calendario non concede una fase di assestamento. Garrett salterà le sfide contro New York Giants, Denver Broncos, Philadelphia Eagles e Buffalo Bills; la prima data utile è il 18 ottobre contro Arizona, ma l’eleggibilità non equivale a una garanzia di rientro. Tre dei quattro avversari erano squadre da playoff nel 2025, un tratto particolarmente delicato per una formazione partita con ambizioni da Super Bowl.

Byron Young diventa il primo riferimento sull’edge, mentre il secondo anno Josaiah Stewart dovrà assumere un volume e una responsabilità superiori; Desjuan Johnson e Wesley Bailey completano un gruppo improvvisamente corto. Young viene da una stagione da Pro Bowl, ma chiedergli di sostituire da solo l’effetto gravitazionale di Garrett significherebbe confondere un buon pass rusher con il Defensive Player of the Year in carica.

Il possibile ritorno di Donald contro i Giants attenuerebbe il colpo, senza cancellarlo. La pressione interna può dare meno tempo al quarterback e rompere la tasca, ma non replica l’ampiezza difensiva, la tenuta sull’esterno e la capacità di Garrett di costringere l’attacco a modificare protezioni e play-action. Shula dovrà probabilmente compensare con rotazioni più profonde, fronti creativi e pressioni simulate, accettando però il rischio di esporre maggiormente linebacker e secondaria.

L’assenza pesa anche sul piano strategico. Per acquisire Garrett, Los Angeles ha ceduto Jared Verse, una scelta di primo giro 2027, una di secondo giro 2028 e una di terzo giro 2029. Non si tratta quindi soltanto di perdere una superstar per almeno un mese: i Rams hanno scambiato il loro giovane edge titolare e una parte consistente del capitale futuro proprio per elevare immediatamente la pass rush.

Questo non rende il trade già fallimentare, né autorizza conclusioni sul resto della stagione. Garrett è stato estremamente affidabile negli ultimi anni, avendo disputato 83 delle 85 partite possibili dal 2021 al 2025. Ma la finestra competitiva di Los Angeles è costruita sul presente, e ogni settimana senza il suo investimento più importante riduce il margine d’errore.

C’è infine una conseguenza sulla gestione della fiducia. I Rams dovranno spiegare come un problema definito per settimane non preoccupante abbia portato, subito dopo Week 1, a far ricorso chirurgia e Injured Reserve. La risposta più onesta, allo stato attuale, non è che l’infortunio sia passato inosservato: è che la strategia conservativa non ha funzionato e che il debutto contro San Francisco ha mostrato quanto Garrett fosse ancora lontano dalla condizione necessaria.

Per Los Angeles, ora, l’obiettivo non può essere accelerare il rientro per rispettare la scadenza minima delle quattro gare. Deve essere restituire ai Rams il vero Myles Garrett, non la versione limitata vista a Melbourne. Il rischio più grave non è perderlo fino a Week 6; è ritrovarlo troppo presto e scoprire che il ginocchio continua a condizionare ogni suo movimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *