I Rams si scavano la fossa: vittoria per gli Eagles

La sfida tra Rams e Eagles al Lincoln Financial Field prometteva di essere una delle più interessanti della giornata, non tanto per le promesse di “spettacolo” oggettivamente quasi inesistenti, quanto perle molte questioni a cui entrambe le squadre dovevano dare una risposta.
I Rams, che arrivavano dalla settimana di riposo, presentavano un nuovo starting quarterback in Austin Davis, che si era guadagnato la conferma del posto da titolare, momentaneamente occupato a causa dell’infortunio di Shaun Hill, grazie a due ottime prove contro Tampa Bay e Dallas che avevano fatto cambiare idea all’head coach Jeff Fisher, convincendolo a consegnargli le chiavi dell’attacco in maniera definitiva. Oltre a questo, si attendeva con curiosità come la difesa, tanto elogiata prima dell’inizio di stagione, avrebbe affrontato il veloce attacco “no huddle” degli Eagles, che rappresenta settimanalmente un duro banco di prova per l’avversario di turno.
Dal canto loro gli Eagles arrivavano da una sconfitta a San Francisco nella quale proprio l’attacco era stato tenuto a bada dai Niners, e le Aquile erano state tenute in partita solamente da difesa e special teams, che si erano preoccupati di mettere a referto un po’ di punti. Bisognava quindi verificare se si fosse trattato di un incidente di percorso, oppure Foles e McCoy potevano tornare a macinare yards senza grossi problemi.
Le risposte arrivavano quasi subito, dopo appena ventitré secondi di tempo effettivo i padroni di casa andavano a segno nella stessa identica maniera in cui avevano vilato la end zone dei Niners sette giorni fa. I Rams erano costretti al punt dopo tre lanci incompleti, ed al momento del calcio Casey entrava indisturbato nel bel mezzo della linea offensiva dei Rams per andare a bloccare il calcio di Hekker. Maragos raccoglieva l’ovale sulle dieci yard e lo riportava in end zone per il 7-0 con cui si apriva la partita.
I Rams rientravano in campo, ma Austin Davis non riusciva a far funzionare un attacco che si ritrovava frastornato e spaesato, con una linea colabrodo che lasciava al quarterback poco più di un secondo per lanciare e faticava ad aprire varchi per i propri runningback.
La difesa dei Rams teneva tutto sommato bene, costringendo gli Eagles a calciare un field goal per due drive consecutivi, inframmezzati da un altro mezzo disastro in attacco , tra penalità, lanci fuori misura e scivolate due yard prima di prendere il down.
Nel secondo quarto Ogletree riusciva anche a provocare un fumble di McCoy, che danzava nel proprio backfield tenendo la palla come un cameriere con un vassoio pieno di bicchieri, ma l’attacco sprecava anche questa occasione, restituendo il turnover grazie ad un sack con fumble di Curry su Davis.
Era di nuovo tempo di straordinari per la difesa di St.Louis, che procurava un’altra occasione al proprio attacco grazie al primo intercetto in carriera del rookie E.J.Gaines, che arpionava un passaggio troppo corto di Foles. Questa volta l’attaco dei Rams riusciva finalmente a capitalizzare, riuscendo a cancellare lo zero dal tabellino grazie ad un bel passaggio di Davis per Brian Quick.
Nonostante tutti i disastri, i Rams si apprestavano ad andare al riposo sotto di soli sei punti, ma la difesa, che fino a quel momento non aveva giocato malissimo, decideva di prendersi una pausa anticipata, permettendo a Foles di trovare Cooper in end zone, per il 20-7.
Il secondo tempo sembrava cominciare meglio per i Rams, che riuscivano a bloccare il primo drive offensivo di Philadelphia costringendo i padroni di casa al punt. Sul ritorno, però, l’ennesima penalità stupida li obbligava a ripartire dalle proprie undici yard, ed il disastro era appena dietro l’angolo.
Davis arretrava per lanciare, ma la linea collassava in un nanosecondo, permettendo a Cole di mettere le mani su Davis e, cosa ben più importante, sul pallone. Altro fumble che sembrava poter essere ricoperto da Jake Long, dal momento che la palla gli rimbalzava tra le mani. Long avrebbe forse avuto miglior fortuna nel cercare di prendere un’anguilla viva, perché quel pallone innocuo che sembrava essergli caduto giusto in mano, gli sfuggiva e finiva in end zone, dove era preda di Thornton, che segnava il 27-7. Un punt bloccato ed un fumble recuperato in TD, esattamente come domenica scorsa. Evidentemente qualcuno, a St.Louis, deve essersi dimenticato di visionare la partita tra Eagles e Fortyniners…
Davis ricominciava da capo, ma le belle prestazioni delle due settimane precedenti la sosta erano solo un bel ricordo. Tra drop dei ricevitori e lanci completamente fuori misura, i Rams non riuscivano a sfondare, e cedevano palla agli Eagles, i quali la restituivano una decina di azioni dopo.
Altro giro, altro disastro. Questa volta toccava a Zac Stacy perdere palla sulle proprie 24, e due azioni dopo Foles trovava Maclin solo soletto in end zone, dopo che il solito equivoco sui chi deve marcare chi faceva sì che la secondaria dei Rams se lo perdesse dopo poche yard.
Sul risultato di 34-7 nessuno sano di mente avrebbe potuto pensare anche solo alla possibilità di una rimonta. Nessuno, tranne Austin Davis. Finalmente il giovane quarterback si ricordava come aveva tenuto il campo nelle scorse settimane e dava una scossa all’attacco nella sua interezza.
Sintomatico il drive con cui portava i suoi alla segnatura poco prima della chiusura del terzo quarto: Passaggio su Quick per 25 yard, passaggio su Pettis per 16 yard, scramble con scivolata a chiudere il down (stavolta senza fermarsi prima del secondo palo della catena) per 12 yard, passaggio su Cook per altre 12 e corsa centrale di Cunningham per 14 yard e touchdown. Cinque azioni e 79 yard in assoluta tranquillità.
Nell’ultimo quarto i Rams si facevano finalmente sentire sia in attacco che in difesa, aiutati anche da Foles che si autoforzava un fumble scivolando per il primo down testa in avanti, anzichè piedi in avanti, cosiccè il pallone perso con il contatto con il terreno veniva recuperato da Michael Brockers.
Poche azioni dopo Davis trovava Kenny Britt per il primo touchdown in maglia Rams dell’ex Titans, ma soprattutto, dopo che la difesa aveva forzato il punt degli Eagles, arrivava la seconda segnaura personale di Brian Quick. 34-28 e poco meno di cinque minuti da giocare: l’impresa era ancora possibile.
La difesa si lasciava sfuggire un primo down di troppo, ma alla fine riusciva a restituire la palla al proprio attacco all’interno dei due minuti, ma il punt di Donnie Jones veniva fermato sulle 7 difensive.
Per un attimo la rmonta sembrava possibile, dopo che al primo down Davis pescava Quick con un pallone profondo fino a metà campo, ma a quella straordinaria azione seguivano un paio di brutti drop di Pettis ed un bruttissimo passaggio completamente fuori misura su Quick al quarto tentativo che sanciva la vittoria dei padroni di casa che incameravano i punti non senza qualche patema d’animo di troppo.
In definitiva una partita negativa per i Rams, non solo per la sconfitta ma anche per il disastro totale mostrato per tre quarti di gioco durane i quali solo la difesa, a tratti, ha mostrato qualche lampo positivo.
L’attacco, ed Austin Davis, si sono in parte riscattati con un quarto quarto quasi perfetto, ma nelle prime tre frazioni di gioco non ha funzionato praticamente nulla.
Gli Eagles hanno rischiato di buttare via una partita già vinta e messa in ghiaccio, principalmente a causa di un attacco che, per la seconda settimana consecutiva, ha faticato troppo ed ha funzionato a corrente alternata. I campanelli d’allarme suonati a San Francisco non si sono affatto spenti, e Chip Kelly dovrebbe iniziare a preoccuparsi per un reparto che fa davvero troppa fatica a muovere il pallone. La situazione disastrata della linea offensiva di certo non aiuta, ma proprio per questo motivo forse sarebbe necessario apportare qualche aggiustamento.
Entrambe le compagini sono attese, la prossima settimana, da un Sunday Night casalingo contro un avversario divisionale: i New York Giants per gli Eagles ed i San Francisco 49ers per i Rams.

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