Snisher: una strategia precisa

Dopo più di un anno di assenza siamo veramente contenti di ospitare nuovamente su questa pagina le lucide analisi di Giacomo Giannecchini. Oggi ci offre una rilfessione sugli ultimi eventi che hanno portato a Los Angeles la scelta numero 1 al Draft di giovedì prossimo.
 
L’esigenza di queste righe, che somigliano ad un articolo solo nella lunghezza, non certo nella competenza, è nata da una discussione di TUTTO FOOTBALL NFL e in una chiacchierata con il mio caro amico Luca Barbieri.
Il tema è pressoché ridicolo ma nasconde, a mio avviso, una certa tendenza filosofica ad innamorarsi di tesi molto “pop”, che improvvisamente dilagano nelle menti, vista la loro immediatezza, e finiscono per traviare il senso di alcune importanti questioni. 
Parliamo sempre di football, quindi la parola “importante” è da riferire al contesto di un gioco, bello e profondo quanto si vuole ma pur sempre un gioco. 
Un veloce riassunto: Goff è californiano. A prima vista, non è certo una frase degna di aprire un testo sacro e neppure sembra avere un qualche aspetto potenzialmente interessante; ma ad un’analisi appena più profonda si scoprono aspetti più intriganti e meritevoli, forse, di una lettura più attenta.
Comunque non le consentono l’ingresso nel pantheon delle frasi adatte a libri sacri. 
Ce ne faremo una ragione. 
L’idea è che il QB di Cal, sarà scelto dai Rams, con la prima assoluta, anche perché Goff è un bel ragazzo, bianco, biondo, e californiano. I Rams tornano a L.A. e si presentano con tutta l’artiglieria per vendere biglietti e cappellini. Il concetto di fondo è più o meno questo e non ci sarebbe nulla di male visto che nessuno in Nfl gioca a football per vocazione. E’ una lega professionistica e come tale vede il suo fondamento causale nel denaro. 
Tutto giusto ma, a mio avviso, le cose non stanno così. 

Potrebbe essere una buona ipotesi se ci fossero un numero imprecisato di Qb draftabili, compreso tra 2 e 1000, di pari livello, con caratteristiche molto simili e pronti per essere schierati alla guida di una franchigia Nfl. Ma non è così. 
L’ipotesi del californiano dagli occhi di ghiaccio, potrebbe pure essere plausibile se ci fossero soltanto 2 Qb sovrapponibili e i Rams nell’ultima stagione avessero terminato il loro cammino all’ultimo posto nella lega. Ma, grazie a Dio, non è così. 
Uno dei dati reali ed inoppugnabili a cui questa povera analisi può far riferimento è che i Rams per ottenere la prima scelta assoluta hanno dovuto dare in pegno l’anima, buona parte del futuro e un pezzettino anche di una parte anatomica poco elegante da citare, ma molto facile da indovinare.
Una trade simile si fa soltanto perché si è davvero convinti di ciò che si è visto. Fall in love. Innamorarsi. 
Se ci si innamora di un giocatore si fanno trade simili, non per altro. Tanto più che Fisher e Snead, in questi anni, hanno dimostrato chiaramente di draftare sempre e comunque con la filosofia del BPA (best player available), ovvero del miglior giocatore disponibile. Non del più adatto commercialmente. 
Fisher e co., in questi anni, hanno costruito pezzo dopo pezzo la loro squadra e, seppure alcuni badino solo ai numeri di yard lanciate, la squadra è arrivata ottava nella NFC. Alti e bassi, o meglio, alti e bassissimi, ma una stagione tuttavia positiva. 
Alla loro squadra sembra mancare in particolare una pedina,  purtroppo per loro fondamentale:il Qb. Ci sono altre necessità, ma nessuna è così impellente. Un Wr dal fisico possente sarebbe davvero importante in quella compagine, ma se non c’è un Qb che gli lancia la palla diventa difficile anche per il più mostruoso dei Wr segnare un Td. 
La secondaria ha subito un riassestamento dovuto alla free agency e alla partenza di due pedine importanti come Jenkins e McLeod; anche gli addii di Laurinaitis e Long hanno sicuramente cambiato degli equilibri. L’ossatura della squadra sembra comunque esserci. 
Sulla profondità si può ampiamente discutere, ma la squadra c’è. E seppure giochi in una division piuttosto difficile, si è sempre distinta dalle ultime della lega. 
Il classico parametro che ogni analista tira fuori è sempre: “quante volte è andata ai playoff da quando negli ultimi dieci anni?”. Verrebbe sempre da rispondere: “Quante volte ci sarebbe andata se avesse giocato in AFC? Magari nella South”. Oppure: “nel 2010 hanno finito la stagione con lo stesso record dei Seahawks, che andarono ai playoff in virtù degli scontri diretti… con un 7-9. Che cosa avrebbe aggiunto alla franchigia di St.Louis partecipare ai playoff quell’anno? Adesso sarebbero più bravi o più credibili?”. 
Però lo scopo di queste righe non è accendere polemiche ma analizzare, o almeno provarci.
Dicevamo che la squadra, al di là dei risultati numerici, che spesso non raccontano tutta la storia, sembra esserci. Non è da Super Bowl, però se non martoriata da infortuni potrebbe arrivare ai playoff senza sorprendere più di tanto. Manca però il centro di tutto, il leader, il motore principale… insomma manca il QB. 
Si sono liberati dell’enigmatico Bradford, un anno fa, attraverso una trade molto discussa e forse discutibile, che però ha portato alla liberazione dei neo losangelini dall’eterna dipendenza dalla salute di Sam. 
Per carità,  a Saint Louis gli hanno voluto bene ed è senza dubbio un buon Qb ed un ottimo ragazzone, ma che una franchigia sia fortemente vincolata alle aspettative di un ginocchio così fragile, non è mai buona cosa. 
Non era buona cosa per una franchigia come i Rams perlomeno, altre squadre possono permettersi di aspettarlo o di curarlo e sopratutto di proteggerlo al meglio. I Rams no. 
In cambio è arrivato il buon Nick Foles, ottima persona, grandissimo leader, braccio potentissimo, ma a livello di intelligenza di gioco è sembrato scandalosamente al di sotto delle aspettative. 
Errori gravissimi, letture completamente sbagliate, staticità ed un crescendo di cattive prestazioni hanno costretto Fisher a togliergli il grado di starter. 
Al suo posto la scelta, chiaramente provvisoria, è caduta su Keenum. 
Il ragazzo ha sicuramente migliorato le terribili prestazioni dell’attacco quando alla guida c’era Foles, ma è comunque sembrato un ottimo “tappabuchi”, non certo un franchise Qb.
Ed eccoci ai giorni nostri. I Rams arrivano alla offseason, e nello specifico al periodo “pre draft”, con una bella pick numero 15 e una non troppo ampia rosa di candidati intriganti. Il pezzo preferito nei mock è solitamente un WR: Treadwell e Doctson su tutti. Ma a fianco del logo dei Rams a volte capitano anche DB, CB, LB, e pure C. In rari casi anche Paxton Lynch, quello che viene considerato il terzo Qb della classe 2016, viene accostato ai losangelini. 
La dirigenza Rams però ha un’altra idea, ed è un’idea sconvolgente. Una trade incredibile per ottenere dai Titans la prima assoluta: sacrificano la serena pick numero 15, la 43, la 45 e la 76 di quest’anno, più la prima e la terza scelta del prossimo anno (per quest’ultima esiste una clausola per un eventuale pick compensativo per Jenkins). 
In cambio i Rams ottengono la prima assoluta per quest’anno ovviamente, in aggiunta alla scelta 113 e alla 177 (ed un eventuale settimo giro del prossimo anno se i Rams non dovessero ricevere la scelta compensativa citata poco sopra). Un vero e proprio salasso. La svendita di parte del futuro della franchigia. 
Un passo del genere si fa soltanto per un QB, e i Rams ne hanno davvero bisogno. Ma non di un QB qualsiasi. 
Le modalità con cui si fanno le cose lasciano sicuramente trasparire lo spirito con cui ci si accinge a farle. Fisher e Snead non sono degli sprovveduti né sono dei sentimentali, sanno che questa è la loro ultima puntata. All in! Se falliscono, lasceranno la piazza appena ritrovata a qualcun altro che si troverà un bel pezzo di lavoro fatto. 
Quindi si giocano il tutto per tutto per portarsi a casa un californiano che gli farà vendere biglietti e cappellini? Non credo. 
Sono convinto che i due si siano innamorati del gioco di uno dei Qb più interessanti del lotto, che durante un allenamento segreto (che c’è stato ed è confermato), fatto sotto la pioggia battente, Fisher e Snead abbiano visto in lui il talento adatto a farli veramente decollare. 
In quell’allenamento pare che Fisher asciugasse la palla con la sua felpa al Qb, perché gli scout assicuravano che avesse qualche problema con i palloni bagnati, ma il ragazzo avrebbe detto a Fisher di evitare quel gesto gentile perché poteva lanciare in qualunque condizione meteorologica.
Sembra che l’allenamento, sotto un cielo pieno di fulmini (nota poetica aggiunta dal qui scrivente),  sia andato incredibilmente bene. Chi ha assistito giura che nemmeno un pallone ha toccato terra. 
A questo punto è facile immaginarsi Fisher e Snead, che si guardano e decidono di andare in “all in”. Magari ne discutono un po’ a quattrocchi e poi si convincono. Chiamano il proprietario Kroenke e si lanciano tutti uniti in una trade che rimarrà a lungo sulla bocca di tutti. 
I primi contatti con i Titans saranno presi già alla Combine. Badate bene che non vogliono il terzo o il quarto posto, ma bensì danno tutto per avere il primo. Non accetterebbero che qualcun altro decida il loro destino, giustamente. Tutte le responsabilità del caso sono sulle loro spalle e non si dovrà aspettare lo scarto di nessun altro. Il dado è tratto. 
Questo è uno scenario in gran parte confermato da fonti autorevoli e, commenti ed immagini poetiche a parte, assolutamente attendibile. 
Il Qb che lanciava palloni sotto il temporale era Jared Goff. Ed è californiano, bianco, biondo e con gli occhi di ghiaccio. Potenzialmente potrebbe far vendere ai Rams molti biglietti e tanti cappellini ma solo incidentalmente. Fisher e Snead non vorranno certo buttar via il loro progetto costruito in 4 difficili stagioni solo per vendere qualche gadget in più. 
Buttare le loro carriere alle ortiche per fare i bulli del quartiere nella vendita delle spille? L’hype fa piacere ma non è tutto, sopratutto quando di hype ne hai già abbastanza con il fatto di essere appena tornati a L.A., avere la trasmissione Hard Knocks alle calcagna, due o tre talenti a roster che hanno il profilo delle star e la continua pressione di una divison blasonata, con rivalità storiche e che ospita anno dopo anno le contender degli ultimi Super Bowl. 
I biglietti li vendi vincendo le partite. Se hai Goff e perdi, i losangelini se ne stanno a casa. Se hai Wentz e vinci le partite, i losangelini vengono allo stadio. 
Carson Wentz. Già, è lui il secondo Qb. Ed anche lui ha le potenzialità per diventare la prima scelta dei Rams. 
Se infatti i report dell’amore sotto il cielo costellato di fulmini si dimostrassero meno attendibili di quel che sembra, c’è già un’altra storia che parla di un altro allenamento segreto, e anche questo è confermato come il primo. Ma sarebbe in questa occasione che sarebbe scoccata la scintilla eterna dell’amore assoluto. 
Anche Wentz è bianco, è biondo (fors’anche rossiccio), ha pure gli occhi di ghiaccio, ma non è per niente californiano. Manco c’è vicino: North Dakota. Potrebbe essere stato stato Wentz a far perdere la testa a Fisher e Snead. 
La sua personalità potrebbe averli stregati, e al ragazzo non manca certo il “braccione”. Il prodotto del North Dakota è un freak atletico: ha le dimensioni di un TE ed è molto mobile, inoltre è già molto abituato a giocare sotto al centro rispetto a Goff. 
Chiunque abbia rapito i cuori dei due esponenti dei L.A. Rams, il discorso di fondo non cambia: hanno scelto il loro uomo, ci hanno puntato tutto e a tutti gli altri toccherà aspettare fino a Giovedì 28 Aprile per sapere con certezza il suo nome. 
I Rams non sono nuovi ad atteggiamenti del genere, basti pensare a Todd Gurley. Lo scorso anno gli allora gialloblu di Saint Louis identificarono nel talentuoso ma gravemente acciaccato “Bulldog”, il loro uomo di punta. Il numero uno nella loro lavagna. 
Nessuno si aspettava che Gurley fosse draftato nelle prime dieci scelte, molti nemmeno lo mettevano nel primo giro, e nessuno  di sicuro si aspettava che i Rams avrebbero preso un RB (unico reparto considerato completo con Tre Mason e Zac Stacy). Ed invece Snead e Fisher sembravano increduli a vedere ancora alla decima scelta il talento di Gurley a disposizione. Ci si buttarono a capofitto come golosi su una torta alla panna. Ed hanno avuto ragione, per ora. 
Hanno avuto ragione anche su Aaron Donald un anno prima, eppure il reparto DT era assolutamente di prim’ordine e c’erano ben altre necessità da colmare. Ma usarono la loro seconda scelta nel primo giro, la tredicesima assoluta, per assicurarsi i servizi di quel DT da tutti considerato “undersized”. 
La dirigenza Rams sembra avere la sicurezza delle proprie convinzioni, nel bene e nel male, e investe di conseguenza senza tentennamenti. 
E’ arroganza? Non credo. Probabilmente è soltanto l’unica strada possibile: si lavora credendo fino in fondo in quel che si fa e si raccoglie ciò che si è meritato. Con i tentennamenti solitamente non si vince nulla, ed anche se dovesse capitare di vincere poi non si potrebbe rivendicare pienamente la paternità dei risultati. Meglio sbagliare con la propria testa che far giusto con quella di qualcun altro. 
Tirano dritto per la loro strada Jeff e Les. Investono su Tavon Austin, poi su Donald, ancora su Gurley e quest’anno si giocano la mossa delle mosse: una trade folle per avere il primo posto al draft. Un colpo di scena che lascia tutti a bocca aperta. 
E farebbero tutto questo per un Qb che gli piacicchia ma ha dalla sua la grande qualità di essere californiano? 
Secondo molti analisti Wentz e Goff sarebbero Qb mediocri e la loro unica qualità sarebbe quella di essere capitati in un draft in cui rappresentano il meno peggio. 
Quindi riassumendo: dopo essersi liberati dell’eterno enigma Bradford, dopo aver accertato che Foles non è adatto a guidare la franchigia, dopo averci messo una pezza con Keenum, Fisher e Snead decidono di dare via buona parte delle loro scelte dei prossimi due draft per prendere un Qb mediocre in cui non credono ma che gli garantisce un certo hype? Sarebbero folli, per non dire peggio. 
Potevano reggere ancora un anno senza problemi con Keenum-Foles-Mannion (rigorosamente in ordine), oppure fare una bella trattativa per un Kaepernick o per Osweiller; le garanzie sarebbero state lo stesso molto basse, ma i costi sarebbero stati più accessibili. 
Provo ad immaginare un affare con Chip Kelly a cui i Rams restituivano il suo profeta Foles in cambio di Kaepernick e una seconda scelta al draft. Magari anche un quarto giro? E poi Colin al college ha giocato in Nevada! Non è proprio California, ma è vicino. 
Nel mio piccolo rimango fermamente convinto che la dirigenza Rams abbia fatto una scelta convinta e orientata su un giocatore basandosi sulle sue capacità di gioco, il resto è colore. 
Il colore può anche essere piacevole ma non è né fondamentale né decisivo in tutto questo. Intorno alla questione si è creata una dualità Goff vs Wentz, tutta giornalistica poiché in realtà i Rams hanno chiaro in testa chi è il loro uomo e per questo hanno voluto la prima assoluta. Vogliono quello. 
Solo tra qualche anno sapremo se l’amore li aveva accecati o se hanno azzeccato ancora una volta il cavallo di razza. 
Che sia Carson o Jared, i Rams hanno deciso di tenere le loro carte coperte fino al momento della scelta (questo si che è hype!), probabilmente anche per mantenere il “giallo” ed aumentare gli ascolti della cerimonia del Draft 2016. 
Chiunque sia il loro uomo possiamo già adesso scartare l’ipotesi che nel processo decisionale si siano affidati a leggere le interiora di un animale sgozzato per l’occasione, o alla provenienza geografica del loro salvatore. 

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