Ecco il nuovo coaching staff per il 2026

Dieci anni. Tanto è durato il legame, ormai viscerale, tra Sean McVay e i Los Angeles Rams. Una decade in cui il più giovane head coach a vincere un Super Bowl nella storia della NFL ha ridefinito il modo di pensare e costruire attacco, leadership e cultura. Ora, nel 2026, McVay apre un nuovo capitolo: quello della “continuità consapevole”, un equilibrio fragile tra l’esperienza che si consolida e la voglia di sorprendere ancora.

Nel quartier generale di Thousand Oaks, l’aria è diversa. La stagione che si apre non sa di rifondazione, ma di rinnovamento calcolato. E il nuovo coaching staff racconta proprio questo: un gruppo costruito come un’orchestra in cui ogni strumento trova la sua voce, con il direttore d’orchestra che, dopo dieci anni, sa ancora cambiare ritmo quando la melodia rischia di essere prevedibile.

Il colpo di scena porta un nome familiare: Kliff Kingsbury. L’ex head coach dei Cardinals, ora Assistant Head Coach al fianco di McVay, rappresenta il segno più evidente della nuova direzione. Due menti offensive tra le più creative della loro generazione, unite sotto lo stesso tetto: un esperimento affascinante che promette scintille e innovazione.

Sarà Nate Scheelhaase, 33 anni, al terzo anno da Offensive Coordinator, a orchestrare la transizione sul campo. Giovane ma già rispettato all’interno dello spogliatoio, Scheelhaase guiderà un gruppo di allenatori dove il filo conduttore è la familiarità con il “McVay way”. Rob Calabrese per i ricevitori, Ryan Wendell sulla linea d’attacco e Ron Gould al reparto running backs garantiscono stabilità. Ma i ritorni di Brian Allen e Robert Woods, due volti simbolo della Los Angeles vincente, aggiungono un tocco emotivo raro nel football professionistico: ex giocatori che ora insegnano ai più giovani cosa significa essere Rams.

Mentre l’attacco cambia prospettiva, la difesa si affida alla continuità. Chris Shula, al decimo anno nello staff e terzo da Defensive Coordinator, è ormai più che un tecnico: è l’erede spirituale della cultura difensiva costruita nei tempi gloriosi di Aaron Donald. Sotto la sua supervisione, la difesa dei Rams si è trasformata da unità fisica e aggressiva a sistema intelligente, basato sulle letture e sulla versatilità.

Accanto a lui, McVay ha costruito un mosaico di competenze. Jim­my Lake, al secondo anno nel ruolo di Pass Game Coordinator/Defensive Backs, è l’artigiano della secondaria; Giff Smith e Drew Wilkins lavorano con meticolosità sul fronte della linea e sulla pass rush; e veterani come Chris Beake e Greg Williams portano saggezza e metodo. L’arrivo di Michael Hunter, giovane ex defensive back, aggiunge invece un pizzico di freschezza e connessione con la nuova generazione di giocatori.

Il colpo forse più sottovalutato dell’offseason è l’arrivo di Bubba Ventrone come Special Teams Coordinator. Pochi coach nella NFL sanno trasformare le squadre speciali in un’arma, ma Ventrone ha costruito la sua carriera proprio su questo. Energico, esigente e comunicativo, è il tipo di persona che ridefinisce la mentalità di tutto il roster. Con Kyle Hoke come assistente, il reparto punta a tornare a essere un fattore, non una fonte di preoccupazione.

Guardando lo staff Rams 2026, emerge un quadro complesso ma armonico. McVay ha scelto il rinnovamento senza rottura. Ha promosso giovani già cresciuti sotto la sua guida, ha riportato “figli della casa” come Woods e Allen e ha affiancato menti libere come Kingsbury e Ventrone per stimolare nuove direzioni.
È la trasformazione di un leader maturo: meno bulimico d’idee, più selettivo, più stratega.

Dieci anni dopo il suo arrivo, Sean McVay non è più soltanto l’enfant prodige che rivoluzionò l’attacco NFL. È diventato un architetto di sistemi, un costruttore di persone. E se questo nuovo staff dovesse funzionare davvero, potremmo dire che i Rams non stanno solo preparando la prossima stagione; stanno scrivendo il prossimo capitolo della loro identità.

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