Domani notte Pittsburgh torna protagonista ospitando il Draft NFL 2026. L’ultima volta che la città ospitò il draft era il 1948. Truman era presidente, il touchdown valeva sei punti già da un bel po’ di anni, e nessuno sapeva ancora come si scriveva “salary cap”. Da allora qualcosa è cambiato.
I Los Angeles Rams entrano nella notte del draft con la pick numero 13. Una cosa rara, per loro. Les Snead ha fatto del draft una pratica esoterica: seleziona poco, commercia molto, vince ogni tanto. Nel 2022 ha vinto il Super Bowl. Nel 2026 ha la tredicesima scelta assoluta e, dicono, vorrebbe anche cederla.
Capire Snead richiede tempo. O almeno una stagione intera seguendo i Rams da vicino. Il suo metodo è semplice in teoria e complicato nella pratica: il futuro è una variabile dipendente dal presente. Se puoi vincere adesso, accumula adesso. Le scelte al draft sono moneta di scambio, non talenti da sviluppare.
Questa filosofia ha prodotto un Super Bowl vinto, uno perso e una sconfitta al Championship NFC. Ha prodotto anche un roster che sta invecchiando, una linea offensiva con alcune crepe, e Davante Adams che compirà 34 anni durante la stagione.
Il problema del win-now è che il “now” a un certo punto finisce.
Alla pick 13 il mercato dei mock draft ha i suoi favoriti. Makai Lemon di USC è il più gettonato: Biletnikoff Award 2025, 1.156 yard, mani che non fanno domande. Mel Kiper lo indica come il ricevitore ideale per un’offesa che deve rinnovarsi senza fermarsi. È un elogio misurato, il tipo di elogio che nei mock draft significa: “chissà”.
Poi c’è Jordyn Tyson di Arizona State. Atletismo fuori norma, storia di infortuni, tre anni di alti e bassi dentro un programma in cerca di identità. Il talento c’è. Il resto è una scommessa. I Rams di scommesse ne hanno già fatte molte.
Sul fronte della linea offensiva, i nomi sono Monroe Freeling di Georgia e Spencer Fano di Utah. Due tackle con profili differenti, stesso denominatore comune: qualcuno deve proteggere Stafford. Stafford non ringiovanisce. La matematica, in questo senso, è brutale.
Al di là della scelta possibile al numero 13, Snead potrebbe voler scendere. Lo ha detto, lo ha suggerito, lo ha lasciato intendere in ogni sede possibile. Vorrebbe cedere la 13, raccogliere due scelte nei primi tre giri, allargare il roster e lavorare sulla profondità. È un ragionamento sensato.
Il problema è che i partner non fanno la fila.
Negli ultimi cinque anni, nella fascia tra la pick 10 e la 19, sono stati conclusi otto trade. Otto. In cinque stagioni. Significa che il mercato di quella zona è sottile, i compratori selettivi, e la valuta oscilla. Yahoo Sports lo dice con franchezza: “i Rams non possono contare di trovare un acquirente”.
I candidati più citati restano i Detroit Lions (che salirebbero a #13 per prendere Spencer Fano, secondo NFL.com) e i Pittsburgh Steelers, che potrebbero offrire la #21 più una scelta nel terzo giro. Scenari plausibili. Non certezze. Nel draft non esistono certezze, esistono conferenze stampa post-scelta.
L’ipotesi opposta è meno discussa ma non del tutto assente. Se nelle prime dodici chiamate cadesse un nome che Snead non si aspettava disponibile, i Rams potrebbero salire. Non è il loro DNA. Ma Snead ha già dimostrato di saper riscrivere il proprio DNA quando serve.
Il draft ha questa qualità: non si sa niente fino a quando non si sa tutto. La #13 potrebbe rimanere ai Rams, potrebbe finire a Detroit, potrebbe diventare tre scelte sparse nei giorni successivi. Domani notte Pittsburgh risponde.
C’è una domanda più grande sotto tutte le altre, quella che ogni analista evita di fare esplicitamente per non sembrare crudele: quanto dura ancora questa finestra?
Matthew Stafford è ancora tra i dieci migliori quarterback della lega quando sta in piedi. Il problema è “quando sta in piedi”. Lo scorso anno ha fatto un miracolo restando in salute dopo aver spaventato tutti saltando praticamente tutto il camp per il mal di schiena, ma no potrà sempre essere un anno dortunato. Davante Adams ha ancora rotta e mani, ma a volte sembra aver perso qualcosa sul passo. La NFC West è diventata la conference più competitiva del football americano. Seattle è in finale. San Francisco ricostruisce. Arizona cresce.
I Rams arrivano a Pittsburgh con una scelta, sette in totale, un GM che preferisce il presente al futuro e un allenatore, Sean McVay, che sa perfettamente che le finestre si chiudono sempre prima del previsto.
Tredici è un numero. Non porta fortuna per definizione. Non la porta per esclusione nemmeno.
Domani notte si scoprirà come se la gioccheranno i Rams.
