L’Affaire Dickerson

Scherza coi fanti ma lascia stare i santi. Questo diceva il sagrestano a Cavaradossi nella Tosca di Puccini. Scherza pure con i ragazzi, ma lascia stare le persone importanti, le figure di rilievo. Chissà se esiste un corrispettivo di questo buon consiglio negli Stati Uniti.
A giudicare da ciò che ha fatto Jeff Fisher diremmo proprio di no. Infatti, il buon baffone, che quest’anno sembra non imbroccarne una nemmeno con i suggerimenti da casa, questa volta ha veramente fatto traboccare il vaso, la caraffa e anche lavandino.
Pare proprio che il flebilissimo legame con la “fanbase” dei Rams, a questo giro, si sia strappato irrimediabilmente. Cerchiamo di ricostruire i fatti con ordine.
Il ritorno dei Rams a Los Angeles è stato organizzato in maniera certosina, cercando di ricollegare gli arieti con il luogo che li ha visti protagonisti per oltre 40 anni. Los Angeles è la casa dei Rams, su questo non si discute, ma se stai via da casa per 20 anni, quando torni hai bisogno di ricollegare un po’ di cose. E’ evidente.
Per rinfrescare quella magia, quel rapporto interrotto bruscamente tra la squadra e la città, serviva per prima cosa sottolineare la discendenza diretta tra i nostri attuali beniamini e le leggendarie glorie che hanno animato le domeniche del Coliseum e di Anaheim fino al 1995. Ed infatti Jim Everett, Jackie Slater, Jack Youngblood, Vince Ferragamo, Eric Dickerson e tanti altri miti del football in gialloblu, hanno prestato la loro immagine per ricucire tutto ciò che era stato drammaticamente strappato vent’anni fa.
Cerimonie ufficiali, conferenze stampa, meeting, eventi benefici, incontri per gli autografi… le vecchie glorie si sono prestate volentieri alla causa.
In fondo perché non dovrebbero? Se i Rams sono tornati a L.A. anche  il loro appeal ne trae vantaggio. Non c’è nulla di male.
Ovviamente non si può chiedere ad uno come Youngblood di dire fregnacce, o ad un Dickerson di dire menzogne e frasi di comodo. Sono ex atleti, cresciuti esprimendosi a livelli leggendari, tanto da entrare nella Hall of Fame senza troppi problemi. Gente che strappa ammirazione da qualunque vero tifoso di football americano, di qualunque fede sportiva egli sia. Non puoi chiedere ad una leggenda di esprimersi come un fantoccio. Sopratutto a uomini di quella tempra. Loro sono l’essenza del football americano.
Chi non ricorda Youngblood giocare gran parte dei playoff, Super bowl e Pro Bowl compresi, con il perone spezzato nel 1979?
Chi non ricorda Eric Dickerson e il suo record di 2105 yard corse nel 1984? L’immagine con gli occhiali sotto il casco di Eric mentre correva disseminando il panico nelle difese avversarie è una delle immagini più iconiche della Nfl degli anni ottanta.
Che c’entra tutto ciò con Jeff Fisher? E’ molto semplice: Dickerson ha dichiarato durante una trasmissione radio che qualcuno dell’alta dirigenza dei Rams gli ha comunicato che non è un ospite gradito nella sideline. Una vera bomba di notizia.
La società, nella persona di Kevin Demoff, COO dei Rams, si è subito affrettato a smentire e a ipotizzare un fraintendimento. Ma i giornalisti oramai avevano subodorato odore di sangue e come degli squali si sono avventati su Fisher in conferenza stampa e lo hanno riempito di domande in merito.
Fisher, da vero furbacchione, risponde che lui adora avere Dickerson, in sideline, agli allenamenti, alle partite e a tutti gli eventi. A questo punto, il grande RB dei Los Angeles Rams non ci sta più e sbotta raccontando tutto per filo e per segno: qualche settimana fa, mentre presidiava alla cerimonia per l’inizio dei lavori del nuovo stadio a Inglewood, proprio assieme a Jack Youngblood, ha chiesto alcuni accrediti per dei suoi amici. La società ha risposto dicendo che si sentivano un po’ in difficoltà a sostenere anche la sua stessa presenza viste le sue critiche alla squadra.
A questo punto, una volta terminata la cerimonia, Dickerson si aspettava una chiamata da Demoff o da Snead. La chiamata arriva qualche giorno dopo ma dall’altro capo del telefono c’è proprio Fisher. L’Hc dei Rams in una telefonata durata circa mezz’ora dice chiaro e tondo che lui e i suoi ragazzi (i giocatori), non hanno gradito alcune delle sue dichiarazioni critiche sulla squadra e sinceramente si sentono molto a disagio nell’averlo in sideline. Jeff aggiunge che finché lui sarà l’allenatore dei Rams avrebbero piacere a non ritrovarselo tra i piedi.
Dickerson, che non è tipo da farsi mettere i piedi in testa da nessuno, risponde senza mezzi termini che lui non è che stesse aspettando i Rams a Los Angeles per farsi una vita, e se crede che lui debba qualcosa ai Rams che gli mandi pure il conto.
Il RB, che è difficile da fermare una volta che parte, come molti sanno, aggiunge che Fisher può andare dove vuole, può tornare in Tenneessee, a Cleveland, a SC… dove preferisce. Ma lui resterà sempre Eric Dickerson dei Los Angeles Rams. Ecco perché indossa quella giacca dorata (quella degli Hall of Famer).
“Ho il diritto di dire quello che dico. Non voglio ferire i giocatori. Sono un giocatore frustrato e un tifoso frustrato. Vedo questo ogni settimana (riferendosi agli insuccessi dei Rams). Io adoro i giocatori. Io mi sento ancora un giocatore, per prima cosa sono un giocatore!”
Poi Dickerson aggiunge che Fisher non si dovrà preoccupare della sua presenza e che lui andava allo stadio non tanto per le partite ma per i fan. A questo punto è scattato il putiferio un po’ ovunque.
I tifosi dei Rams non tollerano che si tocchino i loro beniamini, specie quei fuoriclasse come Dickerson che hanno alimentato le loro fantasie e che tanto si sono impegnati per tenere vivi i bei ricordi dei Rams a Los Angeles.
Sicuro dei suoi mezzi Eric aveva anche aggiunto rivolto a Fisher che un HC poteva essere licenziato, così come un GM, ma lui è Eric Dickerson dei LA Rams e questo non si può cancellare. Loro sono soggetti alle regole del mercato, lui no.
Ma cosa ha detto Dickerson che ha fatto tanto inalberare Fisher e Snead? L’ex giocatore dei Rams, spesso ha descritto il gioco offensivo della squadra come noioso e la linea d’attacco orribile. Tutto cose più che vere.
Dickerson ha però una forza straordinaria anche quando parla, e questo non va giù a qualcuno. Eric aveva anche detto che il coach dei QB, Chris Weinke, non ha un curriculum adatto per sviluppare un talento come quello di Goff.
Insomma Eric era, ed è, critico con i Rams per la scarsità di risultati e per le incapacità grossolane del coaching staff. Difficilmente si può trovare qualcuno in grado di smentire le parole di Dickerson, ed infatti, la dirigenza Rams, invece di confutare le parole della ex stella, ha preferito emettere un ban nei suoi confronti. Molto più comodo.
Per chi non conoscesse Dickerson, facciamo notare che è un uomo a cui piace essere chiaro: “Questa cosa non viene dai giocatori! Pensate che i giocatori si preoccupino se io vado o meno al campo? Assolutamente no. I giocatori non hanno queste cose per la testa. Questa cosa viene dall’alta dirigenza, da Kevin Demoff e da Jeff Fisher, ecco da dove viene!”.  
Il vecchio leone ha giurato che non farà ritorno allo stadio dei Rams finché Fisher ne sarà l’allenatore, e la domanda che sorge spontanea è: dovrà aspettare molto Eric?
La posizione di Fisher è estremamente critica, visto la quinta stagione sicuramente non positiva: già sette sconfitte in undici partite giocate. Il rinnovo contrattuale è diventato un miraggio per Jeff ed adesso questa tegola che va ad interrompere qualsiasi stima con una “fanbase” che già da mesi grida “FireFisher!” ovunque.
Il baffone non ha mai goduto di molta stima nemmeno a Saint Louis, ma arrivato a Los Angeles, ha offerto solo risultati pessimi e un gioco che definire noioso è fin troppo buono.
Non dimentichiamoci inoltre che fino alla nona giornata ha tenuto in sideline l’uomo che faceva sognare la folla. Jeff sembra proprio non riuscire a farne una giusta per farsi amare dai losangelini.
Ora poi, offende in maniera irreparabile un mito dello sport di LA, un Hall of Famer!
Questo passo può accelerare la fine di Jeff come HC dei Rams? Secondo il qui scrivente sì.
Credo che oramai Fisher sia in chiusura e che si stia aspettando soltanto l’ultima giornata per regolarizzare la fine dei rapporti. In questo scenario sarebbe dunque comprensibile una scelta della società atta a rinsaldare immediatamente i rapporti con il pubblico: sacrificare il già morente HC e lavarsi le mani della questione Dickerson facendo ricadere tutto sul baffone. Una strategia di marketing non del tutto campata in aria.
Le ultime partite in casa Rams hanno oramai un valore piuttosto relativo: servono più che altro a far crescere Goff e a valutare le prestazioni di alcuni giocatori. Fisher è sempre più solo e può rimproverare solo se stesso per questa condizione. Se Jeff fosse cacciato prima della fine della stagione sulla spinta del suo ban a Dickerson, Eric segnerebbe il suo 62esimo TD per i Rams. L’intera squadra di Fisher quest’anno ne ha segnati finora 17.

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