Una boccata d’ossigeno fondamentale, arrivata al termine di un pomeriggio vissuto pericolosamente a due velocità. Con il 35-21 conquistato all’Allegiant Stadium, i Los Angeles Rams interrompono la striscia di due sconfitte consecutive, raddrizzano il record sul 3-4 e, soprattutto, ritrovano certezze importanti dopo settimane di affanni. Quella vista contro i Raiders è stata però una squadra profondamente divisa in due: dominante, fluida e spettacolare per quasi trenta minuti, ma improvvisamente fragile e disordinata nella ripresa, vicina a un clamoroso blackout prima di risorgere nel momento decisivo.
L’impatto sulla partita, dopo un avvio timido con un classico three-and-out, è stato orchestrato da Sean McVay con un piano gara chirurgico. Niente forzature: grande enfasi sul gioco di corsa, tasca in movimento per proteggere Matthew Stafford e un uso intelligente di play action e passaggi rapidi per spegnere sul nascere la pass rush avversaria. La mossa ha pagato dividendi immediati. Sfruttando anche set di personale pesante con tre tight end per compensare l’assenza di Davante Adams, i Rams hanno letteralmente divorato il primo tempo, costruendo un parziale di 28-6 grazie a quattro touchdown consecutivi nei primi quattro viaggi nella red zone.
Il festival offensivo ha visto protagonista il solito, chirurgico Stafford, perfetto prima dell’intervallo con 17 su 19 per 148 yard e tre touchdown, e ha regalato pagine di storia. Il lancio da touchdown per Puka Nacua (autore di 8 ricezioni per 68 yard e un touchdown nonostante un problema al polpaccio) è stato infatti il numero 155 in maglia Rams per il quarterback, superando Roman Gabriel e consacrandolo come il primo giocatore nella storia della NFL a detenere il record di passaggi da touchdown per due diverse franchigie, dopo i 282 firmati con Detroit. Insieme a lui, a brillare è stato lo strapotere sulla linea di scrimmage: la coppia Kyren Williams (99 yard e un touchdown) e Blake Corum (93 yard e un touchdown) ha aperto voragini, trascinando l’attacco a quota 199 yard complessive su terra e permettendo a Los Angeles di controllare il pallone per oltre 34 minuti.
Poi, la partita ha cambiato volto. Nel terzo quarto, l’attacco si è spento improvvisamente, scivolando in un tunnel di errori tra penalità pesanti (7 per 90 yard), un fumble di Williams e un intercetto sfortunato propiziato da una deviazione di Colby Parkinson. Una secondaria largamente rattoppata per le pesanti assenze ha iniziato a concedere yard e big play, permettendo ai padroni di casa di risalire la china fino al 28-18.
È proprio qui, sull’orlo del baratro, che i Rams hanno dimostrato di aver fatto un salto di qualità mentale. Invece di subire il contraccolpo psicologico, la squadra di McVay ha tirato fuori dal cilindro il possesso più maturo e pesante della sua stagione: un drive monstre da 12 giochi, 70 yard e oltre sei minuti e mezzo di orologio, tenuto in piedi da una ricezione fondamentale di Tyler Higbee sul terzo down e chiuso dal secondo sigillo di giornata di Corum. Il 35-18 ha spezzato definitivamente le gambe alla rimonta avversaria, blindando un successo che la difesa di Chris Shula ha poi sigillato arginando totalmente le corse ospiti e imponendo la legge sui terzi down.
Rimangono certamente dei nodi da sciogliere, in primis la continuità di rendimento per evitare pericolosi passaggi a vuoto a metà gara. Ma per i Rams, uscire da Las Vegas con la vittoria e con la consapevolezza di poter dominare sia tatticamente che di inerzia fisica rappresenta il viatico migliore per rimettere in carreggiata la stagione.
