Mettetevi comodi: questa non è tanto una cronaca della quarta sconfitta stagionale dei Los Angeles Rams. Piuttosto, è un tentativo di analizzare il momento negativo, i perché ed i come si sia arrivati a questo punto e cosa resta da fare per i prossimi due mesi e mezzo.
I Rams devono soltanto imparare a vincere le partite all’ultimo secondo. Questa potrebbe essere la “facile” soluzione alla crisi di questo inizio campionato. Ma c’è altro. Devono soprattutto smettere di arrivarci dopo avere sprecato occasioni per indirizzarle prima. Il 18-16 subito domenica contro Arizona è un’altra occasione persa: il touchdown del sorpasso di Colby Parkinson a 47 secondi dalla fine, poi la ricezione da 21 yard di Jalen Brooks, la penalità (sebbene decisamente difficile da definire tale) di Josh Wallace e il field goal di Chad Ryland allo scadere. Una sequenza che lascia Los Angeles sul 2-4 e mette i Rams di fronte ad un bivio: la questione non è più quanto possa dominare questa squadra, ma se riuscirà a rimettere in piedi la propria stagione.
Nelle ultime quattro partite i Rams hanno raccolto una vittoria e tre sconfitte, tutte maturate in sfide rimaste aperte fino all’ultimo possesso decisivo: sconfitta 30-26 a Denver, vittoria 24-20 a Philadelphia, sconfitta 37-34 dopo un supplementare contro Buffalo e 18-16 contro Arizona. Dai Broncos è arrivato l’intercetto nell’end zone di Talanoa Hufanga sull’ultima azione; contro gli Eagles è stata la difesa a proteggere il successo nel possesso conclusivo; contro Buffalo e Arizona il verdetto è arrivato con un calcio avversario.
Essere sempre in partita è un segnale di competitività, non una giustificazione. A Denver i Rams avevano dilapidato un vantaggio di 16-0; contro Buffalo avevano avuto il calcio per vincere in overtime, bloccato; contro Arizona non sono bastati due touchdown contro nessuno dei Cardinals. Il conto dei dettagli persi è diventato troppo pesante per ridurre tutto a qualche rimbalzo sfavorevole.
Los Angeles è terza nella lega sia per total offense sia per total defense: due reparti da top three che producono un record da squadra in affanno. Ma quelle classifiche misurano il terreno guadagnato o concesso, non quanto bene vengano gestiti i momenti che decidono una partita: i Rams segnano 22,5 punti di media, ventunesimo dato NFL, e ne subiscono 23, diciassettesimo. Il divario tra yard e punti è la contraddizione da risolvere.
Contro Arizona l’attacco si è fermato a 286 yard, il minimo stagionale, e soltanto uno dei primi cinque possessi ha prodotto più di dodici yard. I Rams vanno a punti appena nel 35% dei drive, uno dei peggiori dati della lega: il problema non è soltanto trovare la giocata decisiva, ma smettere di attraversare lunghi tratti della partita senza costruire nulla.
Matthew Stafford conserva la capacità di guidare una rimonta, come ha mostrato nel possesso concluso dal touchdown di Parkinson, ma non sta garantendo la precisione e la continuità necessarie. Il lancio mancato per Puka Nacua, liberissimo sul profondo nel terzo quarto, è l’immagine della domenica: una possibile segnatura trasformata in un’occasione persa. Anche il bilancio stagionale di undici touchdown e sei intercetti racconta un attacco meno pulito di quanto servirebbe.
Le responsabilità coinvolgono anche Sean McVay. La corsa affidata al tight end Davis Allen sul quarto e uno e lo screen per Kyren Williams sul quarto e otto non hanno sorpreso la difesa dei Cardinals; prima del secondo tentativo, una falsa partenza aveva già complicato una situazione gestibile. Arizona ha letto bene quelle chiamate, mentre Los Angeles ha aggiunto il fumble di Tyler Higbee in territorio avversario alla propria collezione di sprechi.
Il gioco di corsa può offrire una strada meno intermittente: i Rams mantengono una percentuale di successo superiore al 48% sulle corse, nonostante una produzione di giocate esplosive inferiore alle attese. Affidarsi con maggiore continuità a Williams e Blake Corum, soprattutto ora che mancherà Adams, può aiutare Stafford a non dover risolvere ogni possesso con un lancio difficile. Non significa rinunciare all’identità offensiva, ma ricostruirne le fondamenta.
La perdita di Davante Adams cambia il lavoro dello staff: la rottura del semitendine, nella parte posteriore della coscia, richiede un intervento e un recupero stimato in sei-dieci settimane. Escono dall’attacco 30 ricezioni, 480 yard e quattro touchdown: senza quel secondo riferimento, diventa ancora più importante costruire alternative a Nacua, distribuendo responsabilità fra ricevitori e tight end. Un rinforzo esterno è una possibilità da valutare: McVay ha confermato che il club discuterà l’eventuale aggiunta di un ricevitore.
In difesa, Poona Ford ha chiuso la stagione per la rottura del tricipite, mentre Kobie Turner deve fermarsi per un problema all’inguine, con una previsione di quattro-sei settimane e la prospettiva dell’injured reserve. Perdere insieme due elementi della rotazione interna rischia di aumentare il carico sui compagni proprio quando il reparto avrebbe bisogno di continuità.
È finita anche la stagione durata lo spazio di un field goal e successivo ritorno di kickoff, di Blake Grupe, lesionatosi il crociato anteriore tentando un placcaggio sul ritornatore. Dopo il taglio di Harrison Mevis, Los Angeles deve cercare il terzo kicker della stagione: l’infortunio è caso sfortunato, ma il fatto che sia stato lo specialista a dover fermare il ritornatore richiama anche i problemi delle coperture. La stabilità degli special team resta parte della rimonta, non un dettaglio accessorio.
Il rientro di Myles Garrett continua intanto a slittare: dopo l’operazione al ginocchio di metà settembre e cinque partite saltate, McVay ha escluso il ritorno agli allenamenti anche nella settimana dei Raiders. Non è stata comunicata una nuova ricaduta, ma non esiste ancora una data certa: lo staff vuole riportarlo a un rendimento adeguato, non semplicemente metterlo in campo.
La sua assenza pesa su una difesa che ha raccolto appena otto sack in sei partite e non ha mai atterrato Jacoby Brissett domenica. Eppure i Rams sono sesti per frequenza di pressione: arrivano vicino al quarterback, ma troppo raramente completano il lavoro. I Cardinals ne hanno approfittato per costruire due drive da oltre otto minuti nella ripresa, lasciando a Stafford un solo possesso nel terzo quarto: non concedere touchdown è stato importante, ma non è bastato a controllare la gara.
Il calendario offre una possibilità: Raiders, Chargers, Commanders e ancora Cardinals prima della pausa della Week 11, poi Packers, Chiefs e 49ers. È il tratto nel quale provare a recuperare terreno, senza scambiare avversari sulla carta più affrontabili per vittorie già scritte. Arizona ha appena dimostrato quanto sarebbe pericoloso farlo.
Una risalita non sarebbe una novità per McVay: nel 2023 i Rams passarono dal 3-6 ai playoff con sette vittorie nelle ultime otto, mentre nel 2024 conquistarono la division dopo una partenza da 1-4. Sono precedenti che autorizzano a credere nella rimonta, non a considerarla automatica; questa volta, inoltre, Ford e Grupe non torneranno e Turner e Adams resteranno fuori a lungo.
Con undici partite ancora da giocare, arrivare a 10-7 richiederebbe otto vittorie: un riferimento aritmetico, non una quota che garantisca i playoff.
