Esordio da incubo per i Rams: 10-31 per i Bills

A sette mesi di distanza dal 13 febbraio in cui conquistarono il Lombardi Trophy ai danni dei Cincinnati Bengals, i Rams tornano al SoFi Stadium con un titolo da difendere, e si trovano di fronte nientemeno che i Buffalo Bills, la squadra che i bookmakers, quasi all’unanimità, danno come favorita numero uno per il titolo.
Inizio peggiore non ci si poteva augurare per i Rams, ma anche per i Bills, che devono subito testare la propria consistenza con il peggior avversario possibile. Chiaro l’intento della NFL: porre le basi dell’ennesima storia fantastica che vede la stagione 2022 aprirsi e chiudersi con le stesse protagoniste in campo. Se la storia si svilupperà davvero così lo dirà ovviamente il campo e non chi crea le schedule in NFL, ma è indubbio che, sotto sotto, ci sia una piccola speranza che ciò possa accadere.

La prima di campionato mette sempre impietosamente a nudo il livello di preparazione delle squadre. I Rams, che quest’anno hanno ancor più estremizzato il concetto di non far toccare il campo agli starter durante la preseason, tenendo a riposo anche buona parte dei backup, sono le prime vittime della loro strategia. La squadra di Los Angeles è infatti apparsa piuttosto lontana dalla condizione ideale, soprattutto in attacco dove non ha funzionato praticamente nulla se non il solito, eccezionale Cooper Kupp che ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato come se sette mesi non fossero passati.

Anche Buffalo, a dire il vero, ha dato qualche segno di inceppamento, soprattutto nel secondo quarto, quando è sembrato che i Rams potessero rientrare in partita e sfruttare la palla in mano nel terzo quarto. Rispetto ai Rams, però, Buffalo ha saputo essere più efficiente in attacco e quasi perfetta in difesa, cosa, quest’ultima, che ha sostanzialmente fatto pendere l’ago della bilancia a proprio favore.

Il 31-10 finale è forse fin troppo severo per i Rams che, almeno in difesa, hanno fatto vedere delle buone cose, e fin troppo premiante per un attacco come quello di Buffalo che l’ha iù volte sfangata nonostante qualche errore di troppo.

I turnover sono stati uno dei motivi centrali della partita: 3 per i Rams, tutti intercetti su Stafford, e ben 4 per i Bills, due intercetti su Allen e due fumble di Cook e Moss. I Bills, però, hanno sfruttato meglio i loro tre turnover, segnando 10 punti dal drive risultante, mentre i Rams si sono dovuti accontentare di un misero field goal.

Matt Stafford è sembrato decisamente meno in palla del suo collega Josh Allen, e non sono solo i tre intercetti a parlare in questo senso, ma anche i passaggi fuori misura, specialmente nel secondo tempo, cosa che ha dato da pensare sulla reale condizione e tenuta del gomito operato in gran segreto durante la off-season. Allen, dal canto suo, ha fatto i suoi errori, ha corso qualche rischio inutile soprattutto nel finale correndo in maniera fin troppo spavalda quando già il risultato era al sicuro e la situazione avrebbe suggerito un approccio più auto conservativo, ma alla fine ha condotto il proprio attacco in maniera autorevole. È prestissimo, è solamente la prima partita e si devono giocare ancora tutte le altre, ma la campagna per l’MVP di Josh Allen è partita decisamente in discesa. Starà a lui mantenere la barra a dritta per tutta la stagione.

Uno dei temi più attesi della partita era il ritorno di Von Miller sul luogo del delitto, e non poteva esserci prestazione migliore per il giocatore dei Bills. Opposto a Joe Noteboom, che ha l’arduo compito di sostituire Andrew Whitworth, Ha fatto letteralmente ciò che ha voluto. A volte Noteboom lo ha contenuto bene, bisogna dire, ma Miller è stato straripante al momento giusto ed ha fermato diversi drive dei Rams, contribuendo con due sack al totale di sette messi a segno dalla difesa ospite sul malcapitato Stafford.

Sette sack sono tanti, e sono il segnale che la rinnovata linea d’attacco dei Rams ha più di un problema da affrontare nell’immediato futuro. Abbiamo detto di Noteboom così così, Coleman Shelton si è disimpegnato bene in tasca passaggio ma, al pari di Allen, Edwards ed Havenstein, l’apporto sui giochi di corsa è stato a totale negativo. Darrell Henderson, che è partito running back titolare, non ha praticamente mai trovato spazio per correre in mezzo, e l’unica fiammata l’ha avuta su una corsa laterale. Con un gioco di corsa così deficitario, i Bills hanno avuto buon gioco a caricare la linea con soli quattro giocatori e difendere la secondaria con i restanti sette, togliendo in primis le opzioni profonde a Stafford (Allen Robinson, chi l’ha visto?), obbligandolo a giocare sul medio corto, dove il solo Kupp si è dimostrato affidabile, stanti i drop di Atwell, Skorownek e Higbee, che hanno contornato una serata da dimenticare per l’esplosivo attacco di Mc Vay.

A fronti opposti, i Bills hanno subito Aaron Donald all’inizio della partita, per poi mettergli un’efficace museruola ma, soprattutto togliendolo dal gioco con lanci rapidissimi da parte di Allen o correndo proprio sul suo punto d’attacco, per sfruttare la sua grande aggressività che, come abbiamo detto spesso, lo porta spesso fuori dal gioco, se i bloccatori ed il portatore avversario sono un minimo accorti.

I Rams non si sono potuti permettere di giocare in nickel tutta la partita come i Bills, in difesa, per cui Allen ha avuto più campo libero anche sul profondo, dove ha saputo sfruttare bene in un paio di occasioni le incomprensioni della secondaria dei padroni di casa. Abbastanza clamorosa quella sul touchdown di Stefon Diggs nel finale di partita che vedeva una marcatura a zona da parte di Ramsey, responsabile del corto, e di una safety che non è mai arrivata (Rapp? Scott?) per il profondo. Ramsey ha lasciato il suo uomo per presidiare la zona, solo per accorgersi ormai troppo tardi che la protezione della safety non c’era e Diggs ha potuto ricevere in perfetta solitudine una palombella precisa di Allen.

Ripetiamo: è la prima partita, è presto per qualsiasi reazione eccessiva nel bene per i Bills e nel male per i Rams. Questi ultimi hanno dieci giorni per aggiustare un po’ le cose e presentarsi di fronte agli Atlanta Falcons un po’ più pronti di quanto non lo siano stati giovedì notte.

I Bills, dal canto loro, devono archiviare questa partita, sistemare anche loro qualcosina, soprattutto nel gioco ci corsa che ha sì dato buoni frutti, ma a corrente piuttosto alternata, e prendere consapevolezza dei propri mezzi senza pensare di essere già a Febbraio. Mancano ancora cinque mesi, durante i quali tutto può succedere.

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